Nel 1896 il barone francese De Cubertin ripristina i Giochi Olimpici, moderni, e li lega indissolubilmente ad uno spirito di fratellanza, lealtà, coraggio e miglioramento di sé.

Del resto, non avrebbe potuto fare diversamente, in quel momento in Europa vi erano le affermazioni delle costituzioni liberali che sancivano le libertà inalienabili dell’uomo e gli Europei stavano vivendo un momento in cui le scienze e la tecnologia sembravano regalare un mondo migliore; almeno queste erano le speranze di quello che verrà poi chiamato “Liberalismo Classico”.

In questo idealismo predominante, l’idea di fondo del Barone Francese era semplice: il confronto sportivo in sostituzione di quello bellico. I tragici eventi delle due guerre mondiali e dei funesti accadimenti del XIX secolo hanno, purtroppo, oscurato questa fiaccola di pace e libertà. Nonostante tutto però i Giochi Olimpici sono comunque un evento importante intorno a cui si torna ogni volta a parlare di fratellanza e pace tra le genti.

Filippide maratoneta o ultra-trailer?

Abbiamo visto come, con le moderne Olimpiadi, l’uomo (genere) con le sue gesta, la sua passione, i suoi sforzi, torni ad essere modello di virtù da ammirare, imitare e perchè no? superare.

A questa idealizzazione ha contribuito fortemente su tutti il mito della Maratona (in realtà mai corsa nei giochi olimpici dell’antichità) e del maratoneta per eccellenza: Flippide, un emerodromo (messaggero) che avrebbe corso i 41 km che separano Maratona da Atene per annunciare agli Ateniesi, dopo la battaglia, la vittoria sui Persiani.

Lì giunto, il nostro eroe avrebbe avuto solo la forza di pronunciare le seguenti parole:“Nike! Nike! Nenikekiam” -vittoria, vittoria, abbiamo vinto – per poi accasciarsi morente.

Dovendo reincarnare lo spirito delle antiche Olimpiadi, De Cubertin, con una visione da moderno influencer, decise di introdurre questa competizione come chiusura dei giochi olimpici a suggello del legame profondo con le antiche gare. In realtà nei sui racconti Erotodo, che arrivò ad atene appena cinquantanni dopo gli eventi e che possiamo quindi considerarlo un contemporaneo, ci racconta tutta un altra storia.

Filippide sarebbe stato inviato da Atene a Sparta, solitamente nemiche tra loro, per chiedere aiuto e fare fronte comune contro l’invasore Persiano. Filippide non avrebbe, quindi, corso per 41 km ma bensì 220 km, coprendo quella distanza in meno di due giorni e dopo essersi riposato avrebbe rifatto il percorso inverso, correndo quindi 10 volte la distanza narrata.

Sembrerebbe quindi che il latore dell’annuncio e corridore della Maratano sia stato in realtà un altro messaggero, il quale sarebbe morto a seguito dello sforzo -è probabile che non solo avesse corso verso Atene dopo la battaglia ma che vi avesse partecipato attivamente, questo renderebbe plausibile il malore visto che stiamo comunque parlando di un professionista -. Le due imprese si sarebbero quindi sovrapposte, il mito di Filippide non poteva cadere nell’oblio così come il sacrificio dello sconosciuto emerodromo non poteva passare sotto silenzio.

Spartathlon, oltre la leggenda

Diversi storici, anche antichi, asserivano che nei racconti di Erotodo molte parti fossero inventate, d’altro canto alcune parti dei suoi racconti hanno invece ricevuto conferme storiche.

In molti, nel corso del tempo, si sono quindi chiesti quale parte della storia di Filippide raccontata da Erotodo corrispondesse a realtà e quale invece fosse frutto della fantasia.

La stessa domanda deve aver agitato i pensieri di Foden (ufficile di origini australiane, che insegnava, tra l’altro, la lettura delle mappe agli allievi piloti della RAF) quando nel 1978 stava studiando per una laurea e dovette studiare più aprofonditamente le gesta di Filippide.

Il nostro Ufficile esperto di cartine e di distanze da percorrere iniziò a chiedersi quanto di vero potesse esserci in quella storia. Poteva un uomo percorrere quei 220 km in meno di due giorni (36 ore)? Molti sospettavano fosse impossibile.

La domanda non era solo retorica, Folden era un buon alteta nel 1980, a 54 anni, vince una medaglia di argento ai campionati mondiali di atletica leggera in Nuova Zelanda. Lanno dopo, in Germania, corre una 100 km classificandosi 25° su 554 classificati.

Lo stesso anno corre, in staffetta, la rievocazione di quella che era stata, durante la seconda querra mondiale, la via di fuga che gli aviatori alleati percorrevano, aiutati dalla popolazione, dal Belgio per arrivare nella neutrale Spagna attraverso la Francia: 1200 km in nove giorni.

Nel 1982, insieme ad altri colleghi, Folden si presenta alle autorità Greche e studiando sulla cartine quello che 2400 anni prima avrebbe dovuto essere il percorso fatto da Filippide decide di verificare la storia di Erotodo.

Partendo dall’Agorà i cinque atleti della Raf, si dirigono verso Sparta attraverso sentieri che in molti tratti sono semplici piste battute dalle capre. Combattono con il sonno, i cani randagi e l’incertezza di un’mpresa mai tentata.

Solo dopo l’ultima salita, trovano le persone ad attenderli e incitarli. Folden in realtà è il secondo ad errivare in 37 ore mentre, il primo ad arrivare, in 36 ore, fu il suo collega Sholtens, che in realtà con i suoi 27 anni era molto più giovane di lui. In realtà Folden nei mesi successivi disse che avendo smarrito la strada Sholens avrebbe percorso circa dieci km in meno evitando l’ultima salita.

Resoconti a parte, tutti i partecipanti, anche se con una notevole differenze di età tra loro erano giunti alla fine, dimostrando così che Erotodo era un buono storico, che l’uomo (genere) è nato per coprire lunghe distanze e aprendo di fatto le porte a nuove sfide e all’ultratrail moderno.

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