Noi trail runners possediamo una sensibilità più sviluppata verso le dinamiche ambientali, rispetto ad altre attività outdoor. La frequentazione di ambienti naturali ci spinge infatti a essere più rispettosi verso l’ecosistema, tuttavia, come accade per quasi tutte le attività umane, anche il trail running ha un impatto sull’ambiente.
Quando ci alleniamo o partecipiamo ad una gara, godiamo dei benefici che Madre Natura offre senza influire direttamente sull’ambiente, a patto che vengano seguiti comportamenti corretti, ma l’impatto indiretto, tuttavia, deriva dall’utilizzo dei materiali tecnici che compongono il nostro equipaggiamento.
Nel corso delle mie ricerche personali, mi sono imbattuto in un servizio della celebre trasmissione televisiva “Presa Diretta” su RAI3, che trattava il tema delle sostanze dannose per l’ambiente e per la salute umana. Da lì ho iniziato a raccogliere ulteriori informazioni.
Parliamo di sostanze sintetizzate in laboratorio per diversi usi, tra cui l’impermeabilizzazione dell’abbigliamento di terzo strato, ossia quello più esterno e delle calzature.
Cosa sono i PFAS?
I PFAS (sostanze per- e polifluoroalchiliche) appartengono alla famiglia dei composti chimici artificiali, utilizzati da decenni in vari settori industriali e nei beni di consumo per le loro proprietà di impermeabilità e resistenza alle macchie. Vengono definiti “sostanze chimiche eterne” poiché resistono alla degradazione ambientale e si accumulano negli organismi, risultando potenzialmente dannosi per la salute e gli ecosistemi.
Origine e caratteristiche dei PFAS
Creati negli anni ’40, i PFAS si distinguono per la loro elevata stabilità chimica. La loro struttura molecolare, composta da catene di atomi di carbonio e fluoro, forma un legame estremamente resistente. Questa caratteristica li rende efficaci nel respingere acqua, oli e altre sostanze, ma anche particolarmente persistenti: non si degradano facilmente, né nell’ambiente né nel corpo umano.
Questi composti sono ampiamente utilizzati non solo nell’industria dell’abbigliamento tecnico ma anche in altri settori industriali per le loro proprietà uniche.
Dove possiamo trovare i PFAS? I PFAS sono presenti in diversi prodotti di uso comune:
- Abbigliamento tecnico e outdoor (giacche, scarpe, tessuti resistenti all’acqua)
- Imballaggi per alimenti (rivestimenti resistenti al grasso, come nei cartoni per pizza)
- Rivestimenti antiaderenti (come il Teflon nelle pentole)
- Schiume antincendio (utilizzate negli addestramenti e nelle emergenze)
- Prodotti per la casa (detergenti, cere per pavimenti, cosmetici)
L’impermeabilità e la resistenza sono qualità essenziali per affrontare condizioni meteorologiche avverse. I PFAS vengono impiegati per conferire a giacche, pantaloni, scarpe ed accessori da outdoor, un rivestimento idrorepellente duraturo (DWR). Questo trattamento mantiene l’atleta asciutto e protetto da pioggia e fango, rendendo i capi resistenti all’usura causata dal contatto con rocce, rami e altri elementi esterni.
Impatto ambientale
I PFAS, definiti “sostanze chimiche eterne”, non si decompongono facilmente. Quando vengono rilasciati nell’ambiente, si diffondono attraverso l’acqua e l’aria, accumulandosi nel suolo, nelle falde acquifere ed infine, nella catena alimentare. Studi hanno rilevato tracce di PFAS nelle acque, nel terreno e perfino nel sangue umano e negli animali selvatici, fino ai poli del pianeta. La loro diffusione globale e la loro persistenza rappresentano un grave problema ambientale, con implicazioni che richiederanno generazioni per essere risolte.
Rischi per la salute umana
L’esposizione ai PFAS è stata associata a diversi rischi per la salute, tra cui:
- Interferenze ormonali: alterano il sistema endocrino, influenzando la produzione e regolazione degli ormoni.
- Danni agli organi: studi hanno rilevato correlazioni con effetti negativi su fegato e reni.
- Compromissione del sistema immunitario: possono ridurre la risposta immunitaria.
- Aumento del rischio di tumori: alcune ricerche suggeriscono una possibile correlazione con il cancro ai reni e ai testicoli.
L’impatto di queste sostanze sull’ambiente e sulla salute è significativo. Ma cosa possiamo fare, noi appassionati di trail running, per ridurre l’uso dei PFAS?
- Ricercare brand che indicano chiaramente se un capo è “PFC-free” o “senza PFAS”.
- Verificare le certificazioni ambientali come Bluesign® o OEKO-TEX che garantiscono la produzione senza l’utilizzo di sostanze chimiche dannose.
- Optare per materiali naturali: materiali come la lana Merino offrono una discreta resistenza all’acqua e possono rappresentare un’alternativa sostenibile.
Abituarsi a leggere le etichette, nelle quali dovremmo trovare le seguenti sigle:
- “Fluorocarbon-Free”: significa che il prodotto è privo di composti per- e polifluorurati, inclusi i PFAS.
- “DWR senza PFAS” o “PFAS-Free DWR”: Indica un trattamento idrorepellente (DWR, Durable Water Repellent) alternativo, formulato senza l’uso di PFAS. È specificamente utilizzato per i capi tecnici come giacche e pantaloni.
- Bluesign®: se il capo ha il marchio bluesign®, significa che è stato prodotto senza sostanze chimiche dannose, inclusi molti composti a base di PFAS.
- OEKO-TEX® Standard 100: questa certificazione garantisce che il prodotto è privo di sostanze nocive, compresi i PFAS in alcune versioni del certificato.
- GOTS (Global Organic Textile Standard): anche se non riguarda specificamente i PFAS, il certificato GOTS per i capi in fibre naturali esclude molti trattamenti chimici non eco-compatibili.
- “Eco DWR” o “Eco Repellent”: questi termini indicano spesso trattamenti alternativi a base di cera o silicone, che offrono impermeabilità senza l’uso di PFAS.
Le prime Aziende promotrici dell’abbigliamento tecnico senza PFAS
- Patagonia: famosa per l’impegno ambientale, dichiara pubblicamente che intende eliminare completamente i PFAS dai suoi prodotti. Attualmente utilizza trattamenti idrorepellenti privi di PFC su diversi capi tecnici. [link]
- Vaude: questo marchio tedesco ha adottato un approccio “Green Shape” per garantire capi outdoor ecologici, ed ha sostituito i PFAS con alternative sostenibili nei rivestimenti DWR (Durable Water Repellent).
- Haglöfs: anche questo marchio svedese ha fatto passi significativi per eliminare i PFC a lunga catena e sta lavorando per abbandonare completamente i PFAS. [link]
- Arc’teryx: sebbene alcuni prodotti possano ancora contenere PFAS, l’azienda ha dichiarato di voler eliminare gradualmente queste sostanze e offre una selezione crescente di capi privi di PFAS. [link]
- Norrøna: questo brand norvegese ha adottato il DWR senza PFAS e punta a eliminare tutte le sostanze chimiche perfluorurate dai suoi prodotti. [link]
Concludendo, i PFAS non sembrano rappresentare un pericolo diretto durante l’uso degli indumenti tecnici, ma il rischio si manifesta soprattutto nelle fasi produttive. Il trail running non è solo uno sport agonistico: è un’esperienza che ci avvicina alla natura, per questo motivo, dobbiamo riflettere sull’importanza di utilizzare un equipaggiamento il più sostenibile possibile.
Spero che questo articolo possa aiutarvi a valutare meglio i vostri prossimi acquisti ed a prendere coscienza del problema, insieme possiamo fare la differenza!
Qui di seguito vi lascio alcuni link di riferimento per approfondire l’argomento trattato in questo articolo






