E cosi domenica 20 settembre c’era la Bologna Marathon in Trail 2026 e mi sono recato al Villaggio della Salute Più a Monterenzio (BO) – un posticino in cui vale la pena passarci un week-end, anche in occasione della gara! – per prendere parte alla Bologna Marathon in Trail (Vedi sito) per partecipare alla Ultra Trail di 43km con 1600mt D+.
Io, che sono allergico ai pettorali…
Ma ho voluto cogliere l’occasione di un paio di pettorali regalati dal buon Riccardo Marini, della Bologna Sport Marathon, alla redazione di Trailrunning.it.
In passato ho ricevuto altri inviti, in quanto membro della redazione di Trailrunning.it, ma erano tutte gare al Nord, roba con dislivelli difficili, fatti in quota: io sono abituato ai dislivelli della Calvana, in relazione ai km percorsi, ma si sta sempre sotto i 1000mt, e già sento la differenza quando vado sul crinale dell’Abetone… per cui non ci penso nemmeno ad andare a faticare in gare dove si sta sopra i 2000mt di altitudine, il mio “motore” , giù poco potente, non regge.
Ma questa Bologna Marathon in Trail è una gara più alla mia portata.
E l’ho affrontata come una bella uscita, accompagnato – nella distanza più corta – da mia moglie.
Un percorso appenninico, tipo quelli che ho dietro casa.
Roba che durante l’estate ho fatto in condizioni meteo più calde, almeno una volta alla settimana. Con più km e più dislivello.
Per cui mi sentivo tranquillo, soprattutto in considerazione del mio nuovo passo, tranquillo, accompagnato da una nuova dimensione mentale.
Si va e si finisce.
Si parte con le scope, poi si tiene il passo che gira.
La partenza era all’8:30, temperatura mite, cielo soleggiato, niente vento.

Il percorso parte semplice, su strade bianche, carrettere, fondo “tranquillo”, ben percorribile anche in bici gravel

Si sale piano, si può correre o camminare, secondo le preferenze.


Solo al 5 km si inizia ad alzare il tiro, e la corsa, per tutti, diventa camminata

Il percorso è un sali scendi, attraverso tratturi e tratti asfaltati, ci sono 6 punti di ristoro: 7,5km – 14km – 19km – 28,5km – 36km – 40km più uno “abusivo” verso il 23km, nell’Oasi di Zello, dove un simpatico signore ha messo un tavolino all’ombra di un albero, con caraffe di acqua fresca, che ci stava proprio bene!

Il percorso è quasi sempre corribile, il fondo ben calpestabile, pochi i tratti di single track nel bosco, si è quasi sempre esposti al sole.
Me la son goduta bene, ero ben equipaggiato, avevo ben programmato i ristori “energetici”, stavo andando anche meglio del solito, quando al 40imo km, e con solo 1600mt di dislivello nelle gambe, in un momento in cui mi sentivo contento di come stava andando, scollinando e iniziando a corricchiare per un breve discesa, ho iniziato a soffrire di crampi alle gambe.

Al punto di dovermi sdraiare a terra e sopportare le contrazioni dei polpacci e dei quadricipiti, restando fermo per quasi un’oretta!
Ho sofferto – e ancora oggi che son passati due giorni, ho le gambe legate, come mai mi era successo quest’estate, quando in luglio andavo a farm i 55km e 2500mt sul percorso del TVB Wild Trail…
Gli ultimi 4km – naturalmente tutti in discesa, una gioia per i quadricipiti ed i polpacci di legno, ed eccomi raggiungere l’arco di arrivo mentre le casse suonavano “Staing Alivee” (pezzo più che azzeccato!) a passo di danza, imitando le messe di John Travolta, io, molto stravolto…
Un inchino al pubblico applaudente, e poi c’è voluto un po’ prima di riprendere la posizione eretta eretta…

Sono molto contento di come è andata, nonostante tutto.
Mi è piaciuto il percorso, magari il prossimo anno mi organizzo per arrivare il giorno prima e godermi le terme!
Giudizione sulla Gara
Ottima location, bel pacco gara, percorso ben segnato, ristori piazzati bene, con quel che serve – anche gel – e ricco pasta party finale. Bravissimi.
Materiale tecnico
Nota sul materiale tecnico: il regolamento prevedeva solo 0.5L di riserva idrica obbligatoria, che ho portato in due bottigliette di esta the da 250l nel marsupio Patagonia Dirty Roamer, con all’interno giacca antivento, portafoglio, chiavi, lampada frontale (non obbligatoria) e vari gel nelle tasche. Lo smartphone stava bene nelle tasche dei pantaloncini.

Il marsupio ogni tanto dovevo stringerlo, perché nei diversi assetti di corsa (salita-piano-discesa) tendeva a muoversi e la stringa ad allentarsi (ho già in mente una soluzione per evitare questo processo).
Ho bevuto regolarmente, almeno 2 litri di acqua durante il percorso, con temperatura sui 23°C e sempre assolato. Non ho sofferto il caldo se non in un tratto di salita dove l’usfalto bianco rifletteva il sole. Non mi sembra di aver sudato eccessivamente. Da questo punto di vista, mi son sentito sempre areato, non portando uno zaino a gilet sopra la maglietta che impediva una più regolare fase di traspirazione.
I giorni prima della gara sono stati “difficili” per la scelta delle scarpe e delle calze.
Per le scarpe, alla fine ho optato per le Mount To Costa H1, che ho fatto risuolare da Marzo Zanchi Custom Shoes: avendoci speso dei soldi, giusto usarle! per questa distanza sono perfette, anche per uno lento, con tomaia comoda e ariosa, e con la suola Vibram Megagrip nessun problema di tenuta, nemmeno nelle ripide discese dal fondo umido e fangoso dovuto alle pioggie dei giorni precedenti.
Ma la cosa che mi ha stupito più di tutti – ma in fondo no – sono le calze Oxyburn Trail
Ho cassetti pieni di calze, ed ho sempre reputato X-Socks le migliori. Ultimamente per il trail anche le Buff. Nel passato avevo provato altre calze outdoor Oxyburn, buone, ma un po’ pesanti, e non all’altezza degli altri due marchi. Fino a che non ho scoperto il modello Oxyburn Trail con i quali quest’estate ci ho fatto almeno 500km. La sera prima me ne stavo seduto in studio, provando le varie calze ai piedi con le scarpe, ed alla fine ho comunque preferito queste stra-usate Oxyburn Trail alle più nuove X-Socks Energizer e Buff DryFlx o Coolnet.

