Metti che il progettista della prima Mizuno Wave Rider fosse nato 30 anni dopo, e nel 2026 si fosse messo davanti ad un foglio a disegnare quella che sarebbe stata la prima Mizuno Wave Rider, con i materiali tecnici a disposizione oggi.
Ecco come avremmo la prima Mizuno Wave Rider .

Trent’anni fa le gomme non avevano certe proprietà che oggi gli permettono oggi di essere più ammortizzanti e leggere allo stesso tempo, e trent’anni fa mettere una piastra a tutta lunghezza in una suola molto meno alta e morbida, avrebbe reso la scarpa un vero e proprio ferro da stiro!
Certe tecnologie potevano affermarsi solo di pari passo con lo sviluppo di altre, e così come la piastra ondulata necessità di certi spessori di gomma per poter funzionare, allo stesso tempo certi tipi di gomma necessitano di un certo tipo di piastra per poter contenere/canalizzare al meglio le proprie caratteristiche.
Ed ecco che finalmente la piastra wave della Mizuno può estendersi a tutta lunghezza, per poter funzionare come leva che aiuta la distensione del passo, sfruttando/canalizzando le caratteristiche di espansione della gomma per migliorare la rullata specialmente nella fase di stacco, col piede che non deve più forzare sulle falangi per andare in fase di salto, scaricando il piede da un lavoro che comporta dispendio di energie e, con l’aumentare del carico di km sia nella singola uscita che sommando le uscite quotidiane, può portare a sovraccarichi che compromettono la salute del piede del runner.
La Mizuno Wave Rider 30 è così una maxi daily trainer, che quasi si sovrappone alla Mizuno Wave Sky 9 per misure dell’intersuola, ed ha un comportamento molto differente.
La Rider 30 più leggera di 10gr . 280 gr contro i 290gr della Sky 9, ed ha un interuola alta al tallone sui 42mm, contro i 44 della Sky 9, che ha una pinta di appoggio un pelo più larga ed una maggior copertura della suola.
Probabilmente la Wave Sky 9 resta la migliore opzione per gli atleti molto pesanti – comunque con piede piccolo, dato la calzata molto stretta…
Il che riduce parecchio la platea di utilizzatori, considerando che la Mizuno Wave Rider 9 offre una calzata molto più comoda, anche per chi ha piede largo, ed un altrettanto elevato potenziale protettivo, con una scarpa che offre maggior leggerezza – specie al tallone, quando si va ad alzarlo – e un momento di atterraggio più dolce, e più ammortizzante, con una tocco a terra sempre piacevole ed una fase di stacco molto più facile, leggera.
Ho provato in diverse uscite una comparazione tra le due, sullo stesso percorso, facendo un primo giro di 11 km con una o l’altra, e nel secondo giro mi sono trovato meglio correndo con le Wave Rider 30 che con le Wave Sky 9, proprio perché mi davano più leggerezza e brillantezza, anche al passo lento sui 5e40/km.
Ho invece preferito le Wave Sky quando procedevo sui 6e40/km: l’essere un pelo più rigida, con un certo tipo di passo, permette di procedere meglio.
Tomaia
Dal punto di vista della calzata, la Mizuno Wave Rider 30 ha beneficiato di un nuovo tessuto mesh che la rende più traspirante, ma non fresca, intendiamoci: ci si sta bene anche senza calze, non ci si sente bagnati neanche in questi giorni con temperature sopra i 30°C, come invece può succedere indossando delle calze… Ma non si ha la sensazione di freschezza e ariosità che si percepisce in una Mizuno Neo Vista/Zen, con le loro tomaie a forma di calza.

La tomaia della Mizuno Wave Rider 30 ha una struttura tradizionale, con talloniera bella rigida e ottime imbottiture, come ben imbottita è la linguetta para lacci, e ottimi i rivestimenti interni, per quanto, a mio parere, e a mia memoria, mi sembravano più piacevoli al tatto quelli di molte versioni fa.

Che probabilmente pagavano la loro “setosità” con una minor resistenza all’usura: queste Mizuno Wave Rider 30, dopo 300km, sembrano non aver subito consumi da strusciamenti sul piede, in zona caviglia e tendine.
Migliore è anche la capacità di accogliere le dita dei piedi, con il tessuto che fascia e ferma ben il piede in posizione, ma davanti lascia un mm di spazio in più che rende più piacevole la calzata, sempre ben compatta, ma meno comprimente.
Da questo punto di vista la Mizuno Wave Rider 30 mi ha stupito parecchio, perchè si mi è sempre piaciuta la calzata Mizuno, ma in questo casa va anche a confrontarsi e forse primeggiare su quella che considero – e non solo io, ma tutti i rivenditori di scarpe – la scarpa con la calzata che più di tutte far star bene fin dal primo momento la maggior parte dei runners (e non a caso è la scarpa più venduta): la Brooks Ghost.
Certo, ormai tante scarpe calzano da far star bene, ma la Ghost ha sempre avuto qualcosina in più.. Adesso anche la Rider 30 può dare lo stesso effetto!
Tradizionale il sistema di allacciatura con lacci in tessuto piatti, e linguetta para lacci ben imbottita.

Intersuola
L’intersuola è fatta con due strati di gomma Energy Next separati da una piastra in nylon intrecciato a tutta lunghezza.
Il tutto per uno spessore di 42mm al tallone, con un differenziale tacco-punta di 8mm.

Lo strato Energy Next sotto al piede, più spesso all’avampiede, è quello infuso con Azoto, risulta più morbido e con maggior ritorno energetico, che migliora il comfort e la facilità di spinta.
Lo strato sotto la piastra c’è l’Energy Next “normale”, una mescola EVA con ottima capacità ammortizzante ma con maggior densità ed un comportamento solido per fornire una fase di contatto a terra ben ammortizzante ma stabile, ed uno scarico a terra più efficiente, privo di quella spugnosità che potrebbe risultare dispersiva dell’energia impressa.
In tutto questo la piastra stabilizza, accompagna e facilita la rullata, specie in fase di stacco.
Insomma, tanta tecnologia ben mixata per fornire un comportamento efficiente e leggero anche a ritmi di corsa tranquilli.
CONCLUSIONI SULLA MIZUNO WAVE RIDER 30
La Mizuno Wave Rider 30 rinasce con un nuovo design ingegneristico, al passo coi tempi, ed un comportamento più moderno ma sempre da daily trainer per runner amatoriali che vogliono correre con calma e costanza, in maniera facile, e per i quali la Neo Vista può rappresentare la scarpa “evolutiva” per fare corse più svelte e divertenti, per cambiare passo all’interno di una programmazione di allenamenti mirata ad affrontare al meglio certi obiettivi.




