E’ domenica mattina presto, molto presto.
La famiglia, già nella giornata di ieri, ha raggiunto gli zii nella casetta in campagna sulle alture alle spalle di Genova. Ancora nel letto, combatto una dura battaglia tra il me pigro e il me dinamico.
Cosa faccio?? Resto a poltrire? vado a correre? Si però dove? Sul lungomare? Sui monti?
In Liguria abbiamo anche questa “disgrazia” dover scegliere se andare a correre sul mare o salire sui monti. “No, no resta a poltrire!” dice il me pigro. Questi pensieri si rincorrono e si scacciano con continui capovolgimenti di fronte, poi il me dinamico ha la meglio –lui ha più energie del me pigro – e decido. Raggiungerò il resto della truppa in campagna. Si, però, a piedi svalicando dai monti! Il me pigro sviene mentre l’altro gli saltella intorno tronfio.
La piccola e abbarbicata località dell’entroterra che voglio raggiungere, in auto è a circa 20 km da casa, a piedi, percorrendo la vecchia via dell’acquedotto e svalicando la colla di Creto sull’ l’Alta Via dei monti liguri, è al max 16 km. Mentre mi preparo ripasso mentalmente il percorso che dalla città mi porterà a destinazione e decido cosa mettere nello zaino. I primi 4/5 Km sono in città tutti pianeggianti, una rarità per Genova, poi 2 lunghe salite per un totale di 10 km per giungere a circa 600 mt/slm e infine una lunga discesa che mi porter alla meta di circa 1 km.
Bandana, zainetto, calzoncini, scarpette, gli inseparabili bastoncini e via per le strade di una città che si sta lentamente svegliando in un giorno di festa; fingo indifferenza agli sguardi, talvolta enigmatici, che mi lanciano i rari passanti, in realtà mi sento un novello “Filippide”. I primi km scorrono via bene, ma poi, inesorabile, attacca al salita; la strada diventa sentiero per poi trasformarsi in traccia ( X rossa del segnavia FIE), la mia corsa rallenta sino a trasformarsi in una camminata aiutato dai fidi bastoncini. Quasi in cima alla prima grande salita mi giro a guardare la città sotto di me, ormai ho superato in altezza anche i viadotti dell’autostrada che tagliano in due la sottostante val Bisagno. Una coda pelosa e un naso umido colpiscono le mie gambe, un simpatico setter, con almeno un metro di lingua, mi scodinzola e mi saltella intorno.
“Ehi tu!! da dove spunti? Ti sei mica perso?” Una voce gentile e affannata si affretta a dare risposta ai mie interrogativi:” è bravo, non si preoccupi, fa così con tutti”. Divertito cerco di soddisfare le voglie di coccole del mio nuovo amico, la ragazza e il compagno che la segue mi raggiungono e mi chiedono se sono pratico del posto e preoccupati domandano:”Per arrivare alla baita del Diamante manca ancora molto?” Mi giro verso i monti e segno con i bastoncini la collina:”Li a metà costa dove vedete quella pineta si arriva alla via dell’acquedotto e poco più avanti c’è la baita!”. “Si ma quanto dista?” insiste lui. “Non molto, sarà al max un Km!” rispondo.
La ragazza ha una smorfia indefinibile sul viso.”Un km? Ma è sicuro?” Meravigliato di tale appunto ricontrollo il mio gps e poi, sicuro di me, dico: “si, si è li dietro al max un km di strada quasi tutta pianeggiante”. I due si guardano sconsolati, lui le chiede che fare, lei, senza rispondergli, mi domanda:“Ma scusi: quant’è lungo un km?? “ Come, quanto è lungo un Km, ma che domanda è?”dico tra me e me. Cerco di essere Zen, mi concentro e poi sorridendo: “Un km sono poco più di due fermate di autobus, ad un passo tranquillo ci vorranno 15 min!”.
“Te lo dicevo io che era distante, ma tu non mi dai mai retta!” urla lei al suo compagno. Quasi senza salutare si voltano tornando indietro sui loro passi, mentre discutono il mio amico a quattro zampe mi rifila un paio di leccate prima di trotterellare dietro ai due. Riprendo il mio cammino, cercando di non pensare all’accaduto. Però si sa, quando si cammina i pensieri sembrano essere inarrestabili. Avrò sbagliato qualcosa? Li ho forse spaventati dicendo loro che mancava un Km?
Quanto è lungo un Km? Quest’ultima domanda non mi lascia, continua a girarmi in testa. Quasi non mi accorgo di essere arrivato alla famosa baita, proseguo. Ci siamo, lascio la via dell’acquedotto e inizio l’arrampica alla colla di Creto. Forse ho preso la salita con troppo entusiasmo, mi fermo a riprendere fiato. Dal bosco in direzione opposta alla mia spunta una coppia. “Scusi!- mi domanda lui -, manca molto al bivio per la via dell’acquedotto?” Quasi senza pensare guardo il mio gps, controllo la posizione e poi sentenzio:”un km!”. “Ma è sicuro?” mi chiede ancora. Come, se sono sicuro? Penso dentro di me. Ricontrollo e sentenzio nuovamente:”Al max un km, tutta discesa mi affretto ad aggiungere!”.
La reazione della coppia di prima mi ha lasciato una certa ritrosia a dare una stima delle distanze, il signore esclama:” Me la ricordavo più lunga, siamo già arrivati!” Salutano e proseguono. Ma avranno capito bene? Ho detto un km. Due reazioni agli antipodi, eppure la seconda coppia era molto più attempata della prima. Ma allora un Km quanto è lungo? comunque la si veda un Km è lungo un Km: sono mille metri, 1500/1600 passi, 15 min. di cammino o poco più di 2 fermate di bus. Così è nei libri di scuola, sulle mappe, nei navigatori, mentre nelle nostre mappe mentali un Km può assumere un’infinita combinazione di lunghezze totalmente contrastanti tra loro e questo nonostante le misure siano standardizzate da molti secoli (più o meno all’epoca della rivoluzione francese). Da cosa dipende ciò? Difficile dare delle risposte univoche, sicuramente molto dipende dal nostro modo di vivere e percepire l’ambiente che ci circonda.
Se proviamo ad immaginare una qualsiasi scuola elementare o asilo, nell’orario d’ingresso dei ragazzi, ci accorgeremmo che per molti genitori un Km assume una lunghezza degna di un esodo biblico e allo stesso tempo anche la distribuzione della materia nello spazio assume dimensioni non riconducibile alle odierne conoscenze scientifiche. Assistiamo infatti, davanti all’ingresso della scuola, ad una concentrazione di un numero difficilmente calcolabile di macchine e scooter in pochi metri quadrati. Come riescono a parcheggiare così tanti mezzi in così poco spazio? come riusciranno a sciogliere quel groviglio? E’ possibile che così tanta gente abbia bisogno di spostarsi sempre e solo con l’auto?
Quando piove poi la situazione diventa drammatica: i bambini, forse, sono idrosolubili,le auto vengono spinte sin dentro i cancelli. L’idea di parcheggiare a qualche centinaio di metri ( un Km sono 10 volte 100 mt di metri per cui un paio di cento metri diventano 2/5 di un km) dalla scuola non fa parte del corredo di pensieri di molti genitori. Il bambino idrosolubile, super infagottato, ipernutrito può essere depositato solo a pochi cm dall’ingresso della scuola, pena il suo disfacimento. Eppure molti di questi genitori durante il periodo estivo amano compiere lunghe escursioni insieme ai loro figli. Perché dunque tornati in città si diventa auto dipendente sino al punto da far diventare un km di una lunghezza inenarrabile? Sicuramente gli impegni e lo stile di vita che conduciamo ci spingono a pensare che l’uso dell’auto sempre e comunque sia la sola modalità per far fronte ai nostri impegni quotidiani. Se però cerchiamo di guardarci dentro, di far uscire la voglia di mettersi in discussione e di fare scelte coraggiose che vadano oltre il pigro conformismo del così fan tutti, allora, e solo allora, ci accorgeremmo che un km è lungo esattamente un km e guardando oltre avremmo insegnato ai nostri figli che le distanze delle cose che vogliamo raggiungere dipendono da quanto cammino siamo disposti a fare per arrivarci e non dal mezzo che usiamo.







