Se finora si è ipotizzato come e perché si sia sviluppato l’adattamento alla corsa di resistenza, resta difficile stabilire quando sia avvenuto. È possibile, semmai, ipotizzare quando tale adattamento fosse già sviluppato.
Gli studi di Bramble e Lieberman delineano infatti l’Homo come un corridore, una sorta di irrequieto viaggiatore che, a piedi o di corsa, si spostava spinto dalle necessità.
Guardando alla nostra storia evolutiva, il primo vero “viaggiatore” che incontriamo è l’Homo ergaster, mentre tutte le specie di ominidi precedenti erano rimaste confinate all’interno del continente africano.
La prima grande diffusione del genere Homo è un primato di H. ergaster. La velocità con cui avvenne questa espansione territoriale è impressionante, considerando che la configurazione e il clima del territorio cambiavano in continuazione, richiedendo una grande capacità adattativa. Dalla sua comparsa, attorno a 1,8-1,7 milioni di anni fa, avrebbe in breve tempo colonizzato la sponda orientale del Mediterraneo, come testimoniato dai resti fossili di Homo georgicus rinvenuti a Dmanisi, in Georgia, e databili attorno a 1,7-1,8 milioni di anni fa. I fossili di H. georgicus, sebbene provvisoriamente attribuiti alla specie H. ergaster, potrebbero rappresentare una prima migrazione di una forma arcaica differenziatasi in Africa prima della separazione di H. ergaster. Essi presentano infatti caratteri ancora molto vicini a quelli di H. habilis, come una capacità cranica ridotta (circa 600 cc) e una cultura materiale ancora legata alla tradizione olduvaiana. Successivamente, H. ergaster avrebbe occupato il Vicino Oriente e l’Asia già attorno a 1,7-1,6 milioni di anni fa.
Un’espansione così ampia in un periodo tanto breve potrebbe essere imputabile anche a un cambiamento nella dieta. Gli erbivori, infatti, sono più legati a specifici climi e ambienti, e per sopravvivere devono ridurre la propria densità demografica, probabilmente distribuendo la popolazione su una zona geografica più vasta. I resti fossili testimoniano che H. ergaster era pienamente adattato a una dieta carnivora: possedeva infatti un intestino breve, caratteristica esclusiva dei carnivori, poiché le proteine animali vengono metabolizzate più velocemente rispetto agli alimenti vegetali.
Il torace di H. ergaster era cilindrico, particolarmente lungo e stretto, quasi indistinguibile da quello umano moderno, e non poteva certamente ospitare un intestino lungo come quello necessario agli erbivori per trasformare il cibo.
H. ergaster era quindi carnivoro. Era anatomicamente molto vicino all’uomo moderno e probabilmente cacciava, a giudicare dagli strumenti in pietra che segnano un deciso balzo qualitativo rispetto alle industrie olduvaiane. Inoltre, è attestato lo sviluppo di stretti legami sociali tra individui. Soprattutto, percorreva lunghe distanze. Dei 26 caratteri analizzati dagli studiosi americani, ben 11 sui 15 coinvolti esclusivamente nella corsa di resistenza sono con sicurezza riscontrati in H. ergaster, mentre altri 4 gli sono attribuiti con un certo margine di incertezza.
Ciò non dimostra che l’attitudine alla corsa si sia sviluppata con H. ergaster, ma induce piuttosto a pensare che fosse già presente in questa specie ominide.
Resta difficile stabilire fino a che punto lo scheletro e l’anatomia di H. habilis si fossero differenziati rispetto ai precedenti ominidi e se già presentassero adattamenti evidenti a una prolungata attività di corsa, anche a causa dell’incertezza nell’attribuzione dei fossili a questa specifica entità tassonomica.









