Oggi vorrei raccontarvi di una storia vera, una storia che non la troverete sulle testate dei quotidiani sportivi, mentre state sgranocchiando una brioche alla crema insieme al latte macchiato o cappuccino, ne tanto meno sarà argomento di discussione davanti al bancone del bar.

Lei si chiama; Giancarla Agostini, una ragazza semplice un pò timida che racconta di se sui social in maniera autoironica, quasi per nascondere la sua determinazione che all’occorrenza tira fuori. Fra le righe dei suoi post si percepisce la sua passione per la bici e la corsa di lunga distanza. Ha  un metodo tutto suo di allenamento che esula completamente dai tecnicismi protocollari, non ama essere seguita da un preparatore, preferisce non delegare gli errori, fallimenti o successi a nessuno.

Lei vive sulle langhe del Roero insieme ai suoi 15 cani che amorevolmente cura, ed ovviamente non si accontenta di quelli di facile gestione, ma intercetta sempre quelli con particolari situazioni di salute. Come nell’endurance non ama la vita facile e spianata, insomma avrete ben capito che non stiamo parlando della solita ragazza che potremmo idealizzare leggendo queste righe.

 

 

 

La sua storia di atleta viene da lontano, sia in termini chilometrici sia in termini di tempo. Ama le competizioni non per glorie olimpiche, ma prevalentemente come sfide personali, come la breve storia che sto per raccontarvi sperando di non annoiarvi troppo e non farvi scappare dal leggere fino in fondo questo articolo.

Lei, per chi non lo sapesse, da molti anni è la Segretaria della nostra associazione sportiva, ne ha curato la cassa ed i bilanci come dott.ssa commercialista, abbandonando l’albo per intraprendere il non facile  percorso universitario della facoltà di veterinaria, visto la sua passione per gli animali.

Un bel giorno non troppo lontano da oggi si presenta con l’idea che solo ad ascoltarla farebbe inorridire sia medici preparatori atletici; cioè fare due ultra trail uno di seguito all’altro, ma non degli ultra trail qualsiasi, ma i due più duri d’Europa se non del mondo, mi riferisco al Swiss Peak Trail ed al Tor des Geants, rispettivamente da 360 km e 330 km, con 50.000 D+ (dislivello positivo) totali, già avete capito bene, 360 + 330 KM e 50.000 D+!

Ovviamente conoscendola, non ho fatto altro che prenderne atto, cacciando dal cervello l’idea di dissuaderla a questa pura lucida follia!

 

 

 

Durante le due gare mi arrivavano i suoi vocali su whatsapp “tranquillizzanti” ( non ero tranquillo per niente ma questa cosa rimanga fra noi), nei quali oltre al fiatone si percepiva la determinazione ed il famoso stato di flow.

La gara svizzera, per la sua asprezza, piega Giancarla al 240° km, costretta a sottostare al buonsenso per mettersi al riparo da eventuali danni fisici, mentre al Tor, forse perchè conosceva il percorso già affrontato qualche anno fà, riesce a concluderlo abbondantemente prima del tempo massimo, nonostante  le  condizioni meteo fossero sfavorevoli per qualche giorno (o forse proprio queste difficoltà, gli hanno fatto compiere l’impresa!).

La storia potrebbe concludersi qui, perchè non c’è molto altro da aggiungere per un lettore medio, ma per chi invece sa di cosa sto parlando, cioè di notti insonne illuminate solamente dalla luce frontale, dalla pioggia, dal freddo, dalle infinite salite, dal disagio di non potersi fare una doccia calda, il mangiare velocemente per poi ripartire e soprattutto dai dolori muscolari ed altri simpatici disturbi fisici, non basterebbe  descrivere ciò che si prova e passa per la testa in quei momenti. Spaccare la zona confort, uscire dagli schemi sempre e comunque non è esibizionismo, ma un modo come altri di mettersi in discussione e la percezione di osservare i mondo da un punto di vista differente.

 

 

 

Forse, a bocce ferme è più aberrante osservare le nostre teste piegate sugli smartphone a leggere questo righe, che lo sguardo alto e fiero di chi ha affrontato l’ennesimo colle. Per questo ringrazio Giancarla, nella sua estrema umiltà, di avermi insegnato e motivato nel tutto è possibile, tutto è determinato dalle nostre scelte. Sono fortunato di avere un motore motivazionale così potente che non ha bisogno di altro che sapersi raccontare, spero che lo diventi anche per voi, neofiti o veterani.

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