Brooks presenta la nuova Cascadia, versione 17. Il lancio è a Livigno, in occasione della Skymarathon. Il mio primo pensiero? “Chiara, vuoi perderti l’occasione di affrontare la tua prima sky race con un paio di scarpe che non hai mai indossato prima?” risposta: “Io di Brooks mi fido quindi..cosa stiamo aspettando?”.

Della redazione Trailrunning.it, siamo partite in due: io, che mi immolerò per il test scarpa affrontando la SkyTrail da 17km, e la mia socia Andrea, che si scatenerà in un tifo da curva nord! A Livigno troveremo ad accoglierci il team Brooks e gli altri media e buyers invitati per il lancio.

Devo ammettere che il pensiero di correre la mia prima sky race con un allenamento non ancora all’altezza dei 1400 metri di dislivello, che avrei dovuto affrontare solo nei primi 7,5km, con delle scarpe mai usate prima (approccio da non seguire), mi faceva sentire viva. Avvertivo sensazioni contrastanti che oscillavano dall’adrenalina all’ansia. Ma andiamo per gradi!

Sabato 17 giugno,  giorno della gara, tra uno sguardo, un sorriso e due chiacchiere, il clima tra i tavoli della colazione è molto positivo, il gruppo sembra carico per l’impresa e il fatto di condividerla tutti insieme mi regala un bel senso di appartenenza, mi sento pronta.

Ore 8,30, parte la Skymarathon, la gara da 45km, l’adrenalina sale. Ore 9,20, ci avviciniamo alla partenza, 2 minuti di corsa leggera sullegambe su 20 che avrei dovuto fare (la disciplina non è mai stata il mio forte), ho buone sensazioni con Cascadia 17 ai piedi, sono ottimista. Ore 9,29, inizia il countdown e il cuore inizia a battere sempre più forte. 3,2,1 Via! Si Parte! Entusiasmo e carica a mille, il tifo, la musica, lo speaker, i sorrisi degli altri runner..ragazzi sono davvero gasata.

Percorsi i primi 300 metri su asfalto, giriamo la curva ed ecco la prima salita, la pista da sci Valandrea. Nonostante i miei compagni di corsa la incalzino con un passo spedito, il mio fiato, già corto, mi dice “caaaalma!” e io non posso che ascoltarlo.

Paradossalmente i primi 4km sono stati i più tosti, nella mia testa, sapendo che la salita vera doveva ancora arrivare, iniziava già a riecheggiare il: “ma chi c***o me l’ha fatto fare???”. Nonostante il dislivello si stesse sviluppando dolcemente tra salita e discesa, non riuscivo neanche ad attaccare bottone con i vicini di corsa (io che di solito in gara parlo anche con le pietre!). Fortunatamente il paesaggio mi ha spesso distratta dai pensieri negativi: cielo azzurro, boschi di larici, prati..sto correndo sui sentieri delle “Alpi di Livigno”, un contesto mozzafiato e.. “chissà cosa mi aspetta lassù!”

 

In tutto questo stavo facendo i conti con una scarpa che non avevo mai indossato prima ma che comunque, dopo un primo momento di incertezza, si stava già ben adattando al mio piede seguendolo in ogni suo movimento. Il merito va alla nuova struttura della suola, divisa in sei mircoblocchi per rendere il tutto più dinamico.

Sono al 4k, ed ecco che si staglia davanti a me un muro. L’imprecazione esce spontanea ma parallelamente anche la curiosità di mettermi alla prova è davvero forte. Mi aspettano circa altri 4km di dislivello positivo (circa 900mt su 1400) che mi porteranno fino a Punta Cassana a 3007mt attraverso versanti erbosi, pietraie con aspetto quasi lunare, sentieri in costa, neve e incontri interessanti. Ho incontrato Massimo, guida alpina in pensione che mi ha raccontato le sue avventure sulle vette più belle del mondo e che ha vegliato su di me mentre imprecavo durante le salite più dure attraverso la Val Saliento. Ho incontrato Elisa, parent coach (ho scoperto un nuovo mestiere) con cui ho condiviso il tratto del Val Saliente Alto, la conquista della vetta ma con cui ho condiviso soprattutto obiettivi da raggiungere e sogni nel cassetto.

Mentre facevo il conto alla rovescia per l’arrivo alla vetta e di conseguenza alla discesa, io e le mie Cascadia 17, imbabolate alla vista del laghetto del Saliente Alto, abbiamo deciso di fare il bagno in un nevaio, che più che altro era acqua gelata, aggiungendo ulteriori imprecazioni in coda. Fortunatamente, una delle caretteristiche di Cascadia 17 è la traspirabilità. Infatti, dopo pochi minuti e un cambio calza, gentilmente concesso dalla santa donna del soccorso alpino,  la scarpa era completamente asciutta, come nuova.

Continuo gli ultimi metri che mi separano alla vetta, attraversando la cresta pietrosa tra Pizzo Cassana 3070mt, da dove arrivano i corridori delle 45km e con cui ci ricongiungiamo, e Punta Cassana 3007mt. Siamo sullo spartiacque tra l’Engadina e la Valle di Livigno, sul confine tra Italia e Svizzera, che in questo tratto costituisce anche il confine tra il Parco Nazionale dello Stelvio e il Parco Nazionale Svizzero.

  

Il passaggio per Punta Cassana o Piz di Rin è un pò ostico ma alquanto divertente e la vista arrivata in cima è impagabile, aperta a 360 gradi. Siamo in una zona orograficamente complessa: da una parte rocce metamorfiche, con montagne scure dai profili arrotondati, dall’altro le cosidette Dolomti dell’Engandina rocce calcareo-dolomitiche e un paesaggio più selvaggio.

Sono passata da 1800mt a 3000mt in poco tempo tra freddo, caldo, sudore, brividi, importante risulta aver fatto bene lo zainetto e avere l’abbigliamento giusto, a me ha aiutato Brooks con un paio di pantaloncini leggeri e traspiranti e una giacca impermeabile in tessuto DriLayer Seal della collezione High Point, sono pronta a tutto! Foto di rito e poi ecco che finalmente arriva la mia parte preferita: la discesa!

Di solito, in discesa, tendo ad essere poco scrupolosa lasciando andare gamba e piede a prescindere dal terreno, sono curiosa di capire se la Cascadia mi sarà o meno di supporto.

La discesa parte subito bella decisa su terreno pietroso e sconnesso che si alterna a neve, terra e pietraie. Noto fin da subito che la tenuta del grip è molto buona ma soprattutto mi sento stabile e sicura nell’appoggio, d’altronde questa scarpa è ispirata allo zoccolo di una capra di montagna, la suola ha dei tasselli posizionati strategicamente così da garantire il massimo della stabilità. A questo punto, non mi resta che lasciarmi andare del tutto e divertirmi con una super sensazione di morbidezza sotto la superficie del piede e  aderenza su questo terreno così irregolare.

Sono al 12° km e le gambe iniziano a chiedere pietà dopo una discesa che non ha tenuto conto degli ultimi 4km di  “mangia e bevi” che, soprattutto in dirittura d’arrivo, non sopporto. In lontananza vedo la carica che mi serve per affrontare gli ultimi chilometri, i miei angeli custodi: la mia socia Andrea e quel matto di Roberto, marketer di Brooks, che con tanto cuore hanno atteso il mio passaggio, una boccata d’aria fresca che mi ha accompagnato fino all’arrivo.

Taglio il traguardo in 4h e 34 minuti di pura spensieratezza dove mi sono innamorata ancora di più di questo sport che è in grado di regalarti contemporaneamente gioie e dolori e una soddisfazione che, una volta provata, non ne puoi più fare a meno.

Affrontare una sfida così in tutto stile Run Happy con la possibilità di avventurarmi su qualsiasi terreno in completa sicurezza con una scarpa che mi è stata complice, ha fatto la differenza.

Ringrazio il team Brooks che, con la centenaria esperienza nel mondo running e la passione che la contraddistingue, ha resa fattibile questa esperienza realizzando “gomme” e “carrozzeria” adatte anche ad una ragazza che viene dal mare e che non avrebbe mai immaginato di poter portare a termine una, seppur piccola, impresa di sky running.

#RunHappy is the key.

Foto credits: Endu pix, Chiara Giordani.

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