Di cosa parla Un passo in più di Guendalina Sibona
Al centro del libro c’è il Tor des Glaciers, una delle prove più impegnative del panorama trail alpino. La gara si sviluppa in Valle d’Aosta e porta gli atleti su un percorso di circa 450 chilometri con 32.000 metri di dislivello positivo. Qui non si tratta solo di preparazione atletica, ma anche capacità di gestione, autonomia, conoscenza della montagna e grande forza mentale.
Guendalina Sibona racconta questa esperienza vissuta in prima persona, seguendo il ritmo irregolare e potente delle lunghe distanze: l’entusiasmo della partenza, la fatica che cresce, il sonno che si fa sentire, i momenti in cui tutto sembra complicarsi e quelli in cui basta uno scorcio di montagna per ritrovare energia.
Il percorso non è solo qualcosa da completare: è uno spazio in cui emergono dubbi, paure, desideri, ricordi e una domanda che accompagna molte esperienze di endurance: fin dove possiamo arrivare, davvero?
Un libro che parla al mondo del trailrunning
Un passo in più entra direttamente nel mondo del trailrunning di lunga distanza. Qui la montagna non è soltanto un paesaggio da osservare, ma un ambiente da attraversare con attenzione, rispetto e capacità di adattamento.
Chi pratica trailrunning riconoscerà molti elementi familiari: la gestione dello sforzo, la solitudine di alcune ore, la necessità di alimentarsi anche quando non si ha fame, la difficoltà di restare lucidi dopo tante ore in movimento, l’importanza di ascoltare il corpo senza lasciarsi dominare dalla stanchezza.
Nelle distanze lunghe non conta solo correre, conta saper rallentare, camminare, aspettare il momento giusto, superare una crisi, accettare l’imprevisto e trovare la forza di fare ancora un passo.
Un passo in più è una piccola strategia di sopravvivenza sportiva e mentale: quando il traguardo sembra troppo lontano, si smette di pensare all’intero percorso e ci si concentra sul gesto più semplice, quello successivo.
Perché leggerlo se ami correre sui sentieri
Un passo in più non è un testo tecnico, ma racconta bene ciò che accade quando la corsa incontra la durata, la montagna e l’incertezza.
Nelle gare lunghe, e ancora di più in quelle estreme, il risultato finale è solo una parte della storia. Molto spesso ciò che resta davvero è il percorso: le crisi attraversate, le persone incontrate, le decisioni prese nei momenti difficili, la scoperta di risorse che non si pensava di avere.
Il libro può essere interessante anche per chi non correrà mai una gara di 450 chilometri. Perché il tema di fondo è universale: imparare a stare dentro la fatica, procedere senza avere tutto sotto controllo, trovare un ritmo possibile anche quando la strada sembra troppo lunga.
Fatica, lucidità e autonomia
Uno degli aspetti più forti del libro è il rapporto tra fatica e lucidità. In una gara come il Tor des Glaciers, la resistenza non è solo muscolare. Bisogna continuare a pensare, orientarsi, scegliere, valutare il proprio stato fisico, capire quando insistere e quando invece è necessario proteggersi.
Nel trailrunning spesso si parla di superamento dei limiti, ma le lunghe distanze insegnano anche qualcosa di diverso: il limite non è sempre un ostacolo da abbattere: spesso è un segnale da interpretare. La vera forza non coincide con l’ostinazione cieca, ma con la capacità di restare presenti anche nei momenti in cui tutto diventa più fragile.
La montagna non come sfondo, ma come protagonista
In questo testo, il territorio ha un ruolo centrale. La Valle d’Aosta, le Alte Vie, i colli, i sentieri alti e gli ambienti più selvaggi non sono semplici scenari: sono parte attiva della prova.
La montagna condiziona il ritmo, l’umore, le scelte e la percezione del tempo. Può dare entusiasmo, ma anche togliere sicurezza. Può aprire panorami immensi e, poco dopo, costringere a concentrarsi solo sui passi davanti ai piedi.
Correre in montagna non significa soltanto spostare la corsa su un terreno più bello o più faticoso. Significa entrare in relazione con un ambiente che richiede attenzione, esperienza e rispetto.
Un passo in più riesce a ricordarlo senza trasformarsi in lezione. Lo fa attraverso il racconto, mostrando come la montagna cambi il modo di correre, di pensare e di percepire sé stessi.
Chi è Guendalina Sibona
Guendalina Sibona è autrice, fotografa, ultrarunner e appassionata di montagna. La sua scrittura nasce dall’incontro tra esperienza diretta, sensibilità narrativa e conoscenza del mondo outdoor, con uno sguardo sempre attento alla fatica, al viaggio e alla dimensione umana delle grandi sfide.
Prima di Un passo in più, ha pubblicato Un giorno ancora. Il mio viaggio dentro il Tor, libro in cui racconta il proprio rapporto con il Tor des Géants e con il mondo dell’ultra trail. Ha inoltre collaborato a Campo Tre. Sul K2 in inverno e altre storie ostinate di Mattia Conte, dedicato a imprese, montagne e storie di resistenza.







