“Born to Run: A Hidden Tribe, Superathletes, and the Greatest Race the World Has Never Seen” di Christopher McDougall è un libro che mescola reportage, ricerche scientifiche, filosofia, storie di personaggi speciali e  l’avventura di un gruppo di atleti che corrono insieme un ultra trail sugli insidiosi sentieri nelle Barrancas del Cobre

Riassunto del libro Born to Run

Punto di partenza

L’autore del libro, Christopher McDougall, giornalista e runner amatoriale, partendo dalla propria incapacità nel correre in maniera salutare, si interroga su un problema comune ai corridori moderni: perché si fanno così tanti infortuni? Alla ricerca di una risposta, inizia a esplorare metodi di corsa alternativi e scopre una misteriosa tribù messicana, i Tarahumara.

I Tarahumara

I Tarahumara, o Rarámuri (che in lingua nativa significa “quelli che corrono veloci” o “corridori a piedi”) sono un popolo indigeno che vive nella Sierra Madre Occidentale, nello stato di Chihuahua, nel nord del Messico. Li si sono rifugiati scappando dai “conquistadores” occidentali.

Vivono in zone montuose e impervie chiamate Barrancas del Cobre (Copper Canyons), un sistema di canyon ancora più vasto del Grand Canyon.

Il loro isolamento geografico ha preservato molte delle loro tradizioni ancestrali, compresa la corsa.

La corsa è molto più che uno sport per loro: è il modo di trasporto nautrale,  ed è un attività rituale e sociale: durante feste e cerimonie organizzano gare chiamate “rarajípari”, dove si corre per chilometri calciando una piccola palla di legno.

“Per i Tarahumara, correre non è una gara, è un atto spirituale e comunitario.”

Corrono spesso con sandali minimalisti chiamati huaraches, fatti con suola di gomma e lacci di cuoio.

Non si infortunano facilmente, nonostante i lunghi percorsi e le condizioni difficili.

Sono noti per la resistenza straordinaria e per affrontare corse di oltre 100 km con facilità, sorridendo.

Vivono in modo semplice, autosufficiente, in comunità rurali isolate. Hanno grande rispetto per la natura, l’equilibrio, la famiglia e la condivisione.

Incontro con Caballo Blanco

Nel suo viaggio nel Barrancas, McDougall va alla ricerca di quello che alla lunga pensa sia solo una specie di leggenda, ma infine incontra Micah True, alias “Caballo Blanco”, un ex pugile americano che vive solitario nel canyon ed è riuscito a farsi accettare tra i Tarahumara.

Amante della corsa e delle ultra distanze, aveva già conosciuto i Tarahumara quando parteciparono e vinsero la Leadville 100 nel 1993 e nel 94, con un tempo record che solo nel 2009, atleti scientificamente preparati, sono riusciti a battere!

Caballo Blanco, durante le uscite di corsa insieme Chris, gli insegna alcuni fondamenti per migliorare il suo modo di correre:

“Pensa con semplicità, leggerezza, fluidità e velocità. 

Inizi con semplicità, perché se è tutto quello che riesci a fare, non è poi così male. 

Poi lavora sulla leggerezza. 

Rendila senza sforzo, come se non ti importasse un cazzo di quanto sia alta la collina o di quanta strada devi fare. 

Quando ti sarai allenato così a lungo da dimenticare di stare allenando, ti impegnerai a renderla fluida. 

Non dovrai preoccuparti dell’ultimo: se riesci a fare anche questi tre, sarai veloce.”

Caballo Blanco, con l’aiuto di Chris, riesce ad organizzare quella che sarà una corsa epica tra i migliori ultramaratoneti americani e i migliori corridori Tarahumara.

La gara

Il libro Born to Run culmina con il racconto di una straordinaria ultramaratona attraverso i canyon messicani, dove corridori d’élite come Scott Jurek (uno dei migliori ultramaratoneti al mondo) si sfidano insieme ai Tarahumara in un evento unico, con un epico testa a testa finale tra “il cervo” Jurek e Arnulfo Quimarae.

Born to Run: Scott JureK running with Arnulfo Quimarae

Temi centrali del libro Born To Run

Il libro Born To Run, in questo suo cammino verso la conoscenza della corsa, affronta diversi temi biologici, antropologici, sociali e tecnologici:

  • Correre come istinto naturale: Gli esseri umani sono “nati per correre”, evolutivamente adattati alla corsa di resistenza per cacciare.

  • Scarpe moderne vs corsa naturale: Le moderne scarpe da running possono contribuire agli infortuni; la corsa a piedi nudi o con scarpe minimaliste, invece, favorisce una tecnica più naturale.

  • Filosofia e stile di vita: I Tarahumara vivono in modo semplice, con gioia e spirito comunitario, trovando nella corsa una forma di celebrazione della vita. Un popolo come modello di vita  di liberazione del superfluo  per andare incontro ad una vita più autentica e serena.

Conclusione su Born To Run

Born to Run non è solo un libro sulla corsa, ma una riflessione sulla natura umana, sul potenziale del corpo umano e sulla ricerca di uno stile di vita più autentico e armonioso.

CITAZIONI  

[ il titolo della citazione è stato fatto dall’autore dell’articolo ]

Sui Tarahumara:

E, come se essere il popolo più gentile e felice del pianeta non fosse abbastanza, i Tarahumara erano anche il popolo più forte: l’unica cosa che poteva competere con la loro serenità sovrumana sembrava essere la loro sovrumana tolleranza al dolore e alla lenchuguilla, una terribile tequila fatta in casa, ottenuta dalla fermentazione di cadaveri di serpenti a sonagli e linfa di cactus.

«Le generazioni future non troveranno altra traccia dei Tarahumara oltre a ciò che gli scienziati attuali possono raccogliere dai racconti della gente e dagli studi sui loro usi e costumi» predisse. «Risaltano oggi come interessanti reliquie di un’epoca scomparsa da tempo; come rappresentanti di uno degli stadi più importanti dello sviluppo della razza umana; come una di quelle meravigliose tribù primitive che furono fondatrici e autrici della storia del genere umano.»

Il Rarajipari

« Il rarájipari è il gioco della vita» disse Ángel. «Non sai mai quanto è impegnativo quello che ti aspetta. E non sai mai quando finirà. E non puoi controllarlo. Puoi solo adattarti.» «E nessuno può farcela da solo»

I Tarahumara alla Leadville 100

Ken Chlouber [Fondatore della Leadville 100], guardando Juan e Martimano che uscivano dalla caserma, rimase colpito da un altro particolare: nell’affrontare quel piccolo dislivello scosceso, quei due stavano ridendo. «Chiunque altro cammina su quel pendio» pensò Chlouber, guardando Juan e Martimano correre su quella salita come bambini che giocano su un cumulo di foglie. «Chiunque altro. E, sicuro come la morte, non ride.»

Il segreto dei Tarahumara

Il questo il vero segreto dei Tarahumara: non avevano mai scordato cosa vuol dire amare la corsa.

Nati per correre

Siamo nati per correre; e siamo nati perché corriamo. Siamo tutti parte di un unico Popolo Corridore, e i Tarahumara non lo avevano mai dimenticato.

Emil Zatopek

Joe Vigil [Leggendario allatore specializzato in ultra distanze ]«Non c’è e non c’è mai stato un uomo più grande di Emil Zatopek.»

Zatopek era un grand’uomo a cui era capitato di correre, oppure era un grand’uomo perché correva? Vigil non poteva metterci la mano sul fuoco, ma il suo istinto continuava a dirgli che esisteva un qualche tipo di legame tra la capacità di amare e la capacità di amare la corsa.

Insegnamento di Caballo Blanco sulla corsa

«Pensa: facile, leggero, liscio e veloce. Comincia con facile, perché se riesci a ottenere quello, sei già a buon punto. Poi lavora su leggero. Togli alla corsa lo sforzo, come se non t’importasse nulla di quanto è alta la collina o di quanta strada devi fare. Quando hai fatto esercizio abbastanza a lungo da dimenticare che stai facendo esercizio, allora puoi passare oltre: devi rendere la corsa liiiiiscia. Dell’ultimo punto– veloce– non devi preoccuparti: fai bene queste tre, e vedrai che la velocità verrà da sé.»

Oltre i limiti

«Al di là dell’estremo limite della fatica e della tensione, possiamo trovare una quantità di benessere e di energia che non avremmo mai sognato di possedere; fonti di forza mai saggiate perché non le abbiamo mai spinte contro un ostacolo».

Consigli sulla ultramaratona

«Faresti meglio ad andarci piano. Non puoi dire di essere arrivato a metà di una corsa di 160 chilometri finché non arrivi agli ultimi 30.»

Dolore e Corsa

Le scarpe bloccano il dolore, non l’impatto! Il dolore ci insegna a correre in maniera giusta e comoda! Dal momento in cui cominciate ad andare scalzi, cambierete completamente il vostro modo di correre.

Tony Post (fondatore di Topo Athletic)

Una volta Tony aveva perfino corso la maratona di Boston con indosso un paio di Rockport non sportive, per dimostrare che la comodità e la buona fattura di una scarpa è ciò di cui si ha bisogno per correre, altro che tutti quegli affari anti- shock/ anti- pronazione/ con cuscinetti gel. 

Attività Aerobica

«Gli esseri umani devono obbligatoriamente fare attività aerobica per restare in salute e io credo che questa necessità affondi le radici nella nostra storia evolutiva» diceva il professor Lieberman. «Se c’è una panacea in grado di rendere sani gli esseri umani, quella è la corsa.»

Allenamento a piedi nudi

Lananna [coach americano di atletica] voleva che la sua squadra facesse una parte dell’allenamento a piedi nudi. «Mi rendo conto che per una azienda che produce scarpe non è una gran cosa avere sponsorizzato una squadra che non usa i vostri prodotti, ma gli esseri umani hanno camminato per migliaia di anni senza scarpe e credo che tutti i correttivi che avete apportato abbiano finito per ipercompensare la situazione. Avete aggiustato cose che non avevano bisogno di essere aggiustate. Se si rafforza il piede andando scalzi, sono convinto che si riduca anche il rischio di problemi al tendine d’Achille, al ginocchio e alla fascia plantare.»

Scarpe e prevenzione di infortuni

non esistono prove che le scarpe da corsa siano d’aiuto nella prevenzione degli infortuni. In uno studio del 2008 apparso sul «British Journal of Sport Science» il dottor Craig Richards, un ricercatore dell’Università di Newcastle, Australia, ha rivelato che non esiste un solo studio basato su prove che dimostri che le scarpe da corsa riducono la probabilità d’infortunio.

I piedi amano gli impatti

I piedi amano gli impatti. Già nel 1988, Barry Bates, capo del Laboratorio di medicina sportiva e biomeccanica dell’Università dell’Oregon, raccolse dei dati che suggerivano che le scarpe da corsa consumate erano più sicure di quelle nuove. Sul «Journal of Orthopedics & Sports Physical Therapy» il dottor Bates e i suoi colleghi sostennero che quando le scarpe si consumavano e i loro sistemi di ammortizzazione si assottigliavano, i corridori recuperavano progressivamente il controllo del piede.

Proverbio sulla corsa

«Non smetti di correre perché sei vecchio. Diventi vecchio perché smetti di correre.»

Sul passo

«Le falcate più veloci e leggere sono più economiche rispetto a quelle più lunghe e potenti.» «Non capisco» disse Alan. «Non dovrei cercare di avere un passo più lungo, anziché più corto?» «Lascia che ti faccia una domanda» replicò Ken. «Hai mai visto uno di quei tizi che corrono scalzi in gare sui 10 mila metri?» «Sì. È come se corressero sui tizzoni ardenti.» «Hai mai battuto uno di questi tizi che corrono scalzi, finora?» Alan rifletté un attimo. «Hai ragione.»

Cambiamento e disagio

«Quando insegno questa tecnica e chiedo a qualcuno come si sente, se dice “alla grande” io rispondo “dannazione!”, perché significa che non sta cambiando stile di corsa. Il cambiamento dev’essere disagevole. Devi attraversare un periodo in cui non sai più correre male ma non sei ancora in grado di correre bene. Non stai solo adattando le tue abilità, ma anche i tuoi tessuti; stai

Il dolore come maestro

Quando i piedi non sono protetti artificialmente, siamo costretti a variare il ritmo e a controllare la velocità: nel momento in cui si va troppo veloce o in maniera troppo scoordinata, sarà il dolore che sale dagli stinchi a imporre di rallentare.

Adattamento evolutivo

«Allora com’è che l’evoluzione ci avrebbe fatto diventare più deboli, invece che più forti?» insistette David. «Non essendo ancora ovviamente in grado di costruire armi, qual è stato il vantaggio genetico?»

Differenze tra animali corridori e non

[La principale differenza]è il tendine d’Achille, che connette il polpaccio al tallone: noi ce l’abbiamo, mentre gli scimpanzé no. Anche il piede è molto diverso: il nostro è arcuato, quello degli scimpanzé è piatto. Le nostre dita dei piedi sono corte e dritte, il che favorisce la corsa, mentre quelle degli scimpanzé sono lunghe e aperte, molto più utili a camminare. E osservate poi il fondoschiena: noi abbiamo un massiccio muscolo chiamato grande gluteo, mentre gli scimpanzé ne sono praticamente privi. Il professor Bramble si concentrò poi sul poco noto legamento dietro la testa, il legamento nucale: gli scimpanzé non ce l’hanno; i maiali nemmeno. Sapete chi ce l’ha, invece? I cani. I cavalli. E gli uomini.

Che tipo di corsa?

Lasciamo perdere la velocità, quindi: forse il punto chiave è la corsa sulla lunga distanza, forse siamo nati per essere i più grandi maratoneti del mondo.

[…]

Gambe molleggiate, torso sottile, ghiandole sudoripare, assenza di pelliccia e corpo verticale meno esposto al calore solare: non c’è da stupirsi se siamo i migliori maratoneti al mondo.

La funzione della testa

La nostra testa non si è ingrossata in seguito a un miglioramento delle nostre abilità di corridori, secondo Lieberman; al contrario, siamo diventati corridori migliori proprio perché la nostra testa si stava espandendo, fornendoci una buona zavorra.

Corsa e caccia

Per far correre un’antilope fino a ucciderla, calcolò Lieberman, tutto quello che bisogna fare è spaventarla e costringerla a scappare in un giorno caldo. «Se ti mantieni abbastanza vicino perché lei continui a vederti, continuerà a correre via. Dopo circa 10 o 15 chilometri di corsa, entrerà in ipertermia e collasserà.» Traduzione: se riesci a correre per 10 chilometri in un giorno d’estate, allora, amico mio, nel regno animale puoi diventare un’arma letale. Noi possiamo disperdere calore durante la corsa, mentre gli animali possono espellerlo solo dalla bocca, ma non ci riescono mentre corrono.

L’origine della Scienza

«Avevo una vaga sensazione che l’arte di seguire gli animali potesse essere all’origine della scienza stessa» dice Louis.

Il Superpotere

La corsa è il superpotere che ci ha resi umani: il che significa anche che è un superpotere che tutti gli esseri umani hanno a disposizione.

«Il cervello cerca sempre di tenere il bilancio in attivo, massimizzando i risultati e minimizzando i costi, incamerando energia e tenendola pronta in caso di emergenza» spiegò Bramble. «Hai questa macchina di lusso e a guidarla è un pilota che non fa che pensare: “Ok, com’è che posso far andare questa bellezza senza usare carburante?”.

Scott Jurek e la corsa

Scott l’aveva imparato prima di avere una scelta, quando ancora correva con Dusty e gli altri ragazzi per i boschi del Minnesota. Non era bravo e non aveva motivo di credere che lo sarebbe mai diventato, ma la gioia che ricavava dalla corsa era di mettere la sua energia in comune con quella del gruppo. Altri corridori provano a dissociarsi dalla fatica alzando al massimo il volume dell’iPod o immaginando il boato della folla in uno stadio gremito alle Olimpiadi, ma Scott aveva un metodo più semplice: è facile uscire da se stessi quando si pensa agli altri.


Meccanica della corsa e ruolo del piede

Contestualizzazione cronologica della corsa

Caratteri anatomici necessari alla corsa

Corsa ed Evoluzione della Specie Umana

La nascita delle moderne scarpe da corsa

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