Il trail running viene spesso presentato come uno sport educativo per eccellenza: contatto con la natura, gestione consapevole dello sforzo, autonomia decisionale, rispetto dell’ambiente. Valori condivisibili, che lo renderebbero una disciplina ideale anche – e forse soprattutto – per le fasce giovanili. Eppure, osservando la realtà dei fatti, emerge una contraddizione evidente: il trail running giovanile non è strutturato. Non come settore, non come percorso, non come progetto sportivo. La questione non riguarda il talento o la motivazione dei giovani, che esistono e sono evidenti. Riguarda piuttosto una carenza culturale e organizzativa del sistema sportivo, che continua a considerare il trail come una pratica “da adulti”, a cui ci si avvicina dopo, spesso in modo autodidatta o per migrazione da altre discipline. Questa impostazione ha conseguenze precise: se non esiste un settore giovanile riconosciuto, non esiste nemmeno un futuro strutturato.
Dati, governance e un’assenza che pesa
A livello nazionale e internazionale esistono numerosi report sulla crescita del trail running nel suo complesso. Tuttavia, quando si cerca di isolare la componente giovanile, i dati diventano frammentari o del tutto assenti. I calendari gare non distinguono per fasce d’età, le statistiche di partecipazione raramente scendono sotto i 20 anni e le categorie giovanili, quando presenti, sono spesso marginali nei grandi eventi. Questo non è un dettaglio tecnico, ma un problema di governance: ciò che non viene misurato difficilmente viene governato. Senza dati, senza indicatori minimi, senza una lettura strutturata del fenomeno, il settore giovanile resta invisibile. E ciò che è invisibile, di fatto, non diventa mai una priorità per Federazione ed Enti di Promozione Sportiva. Riferimenti utili per comprendere il contesto generale (assenza di segmentazione giovanile):
➡️https://runrepeat.com/ultimate-trail-running-stats
➡️https://ahotu.com/sport/trail-running
Endurance e fasce d’età: una questione di responsabilità, non di divieti
Uno dei nodi più delicati riguarda l’endurance. Nel trail running moderno, soprattutto nelle distanze medio-lunghe, la durata dell’impegno e il carico complessivo sono elementi centrali. È corretto chiedersi se prove di questo tipo siano sempre adatte a soggetti in età evolutiva. La risposta scientifica non è ideologica: non si parla di divieti assoluti, ma di criteri di tutela. I documenti di consenso disponibili sottolineano come la partecipazione dei giovani a prove di endurance richieda progressione, individualizzazione, competenze tecniche specifiche e un contesto strutturato. L’età non è un dato anagrafico neutro, ma una variabile tecnica che incide su responsabilità organizzative e formative. Non a caso, anche in ambito internazionale, esistono soglie e limitazioni per alcune distanze, a conferma che il tema è tutt’altro che marginale. Riferimenti scientifici:
➡️https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33704697/
➡️https://bjsm.bmj.com/content/55/6/305
➡️https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10971426/
➡️World Athletics – Technical Regulations (PDF)
Il nodo culturale: perché le società non investono sui giovani
In assenza di una visione federale chiara, le società sportive si trovano spesso senza riferimenti. Non esistono categorie definite, non esistono calendari dedicati, non esistono obiettivi tecnici condivisi. In questo contesto, investire sui giovani nel trail running diventa difficile, se non rischioso. Il problema non è la mancanza di volontà, ma la mancanza di un contesto che renda quell’investimento sensato e sostenibile. Il risultato è un ingresso tardivo nella disciplina, spesso in età adulta, quando molte delle competenze motorie, ambientali e decisionali potrebbero essere già consolidate. Si perde così una finestra formativa fondamentale, e il trail running rischia di diventare uno sport che cresce nei numeri ma invecchia nella base.
Formazione tecnica: il grande vuoto del trail running giovanile
Un ulteriore elemento critico riguarda la formazione dei tecnici. Ad oggi non esistono strutture formative specifiche e riconosciute per il trail running, fatta eccezione per alcune esperienze progettuali di carattere sperimentale, sviluppate negli anni anche dal sottoscritto in ambito scolastico e associativo, sotto l’egida di diversi Enti di Promozione Sportiva riconosciuti dal CONI, con particolare attenzione al lavoro con le categorie giovanili. Nella maggior parte dei casi, chi opera con giovani atleti nel trail running lo fa adattando competenze provenienti da altre discipline, spesso in assenza di un inquadramento tecnico e assicurativo adeguato. Ne derivano approcci disomogenei e la mancanza di un riferimento condiviso, sia sul piano metodologico sia su quello delle responsabilità. Senza una struttura formativa dedicata non nascono scuole, non si sviluppano accademie e non si costruisce continuità nel tempo. Al contrario, nei contesti in cui esistono progetti giovanili strutturati in discipline affini, risulta evidente come un modello formativo dedicato renda l’offerta replicabile e duratura, a beneficio dei tecnici, delle società e degli atleti. Esempio di progetto giovanile strutturato (ambito affine):
➡️https://www.skyrunningitalia.it/pages/COPPA-ITALIA-Giovani-2026-supported-by-MICO
Quando mancano gli impianti, il territorio diventa palestra
➡️https://www.fidal.it/content/Convenzione-assicurativa/52622
https://www.fidal.it/upload/files/Organizzazione/2014/Note_esplicative_conv__FIDAL_EPS_.pdf
Una proposta aperta a Federazione ed EPS
Se il trail running vuole davvero essere uno sport educativo e dotarsi di un futuro strutturato, è necessario un cambio di passo. Serve una filiera chiara e riconoscibile: una formazione tecnica adeguata, eventi progettati in funzione dell’età evolutiva e tutele assicurative coerenti con le attività proposte. Non si tratta di aggiungere burocrazia, ma di assumersi una responsabilità culturale. La domanda, a questo punto, è semplice e legittima: Federazione ed Enti di Promozione Sportiva intendono costruire un vero settore giovanile del trail running, oppure accettano che resti una pratica senza basi, sostenuta quasi esclusivamente dall’ingresso tardivo degli adulti? Nel trail, ignorare un passaggio tecnico non lo elimina: lo rimanda. E prima o poi, quel passaggio va affrontato. In Italia esiste una Scuola del CONI con competenze di altissimo livello, riconosciute anche a livello internazionale. Una politica sportiva mirata, con un focus specifico sul vivaio giovanile del trail running, potrebbe diventare un modello di riferimento anche per altre realtà europee e internazionali. Servirebbe, semplicemente, una maggiore volontà di investire in questa direzione.









