Nel mondo del trail running, dove la fatica incontra la bellezza della natura e il gesto sportivo si fonde con il rispetto per l’ambiente e per gli altri, ci si aspetterebbe che ogni partecipante fosse animato da un profondo senso di correttezza. Purtroppo, non sempre è così.
Negli ultimi anni, anche in questo ambiente che dovrebbe essere esempio di lealtà e condivisione, si verificano episodi spiacevoli: persone che prendono parte alle gare in modo irregolare, senza essere iscritte, senza pettorale, approfittando dei servizi messi a disposizione dagli organizzatori.
È vero, i sentieri sono aperti a tutti. Ma in occasioni particolari, come una gara, sarebbe doveroso avere la buona educazione di iscriversi, o quantomeno non presentarsi alla partenza senza pettorale. Per ignoranza o per malizia, infilarsi sotto l’arco di partenza senza aver contribuito in alcun modo non è soltanto scorretto: è profondamente ingiusto.
Organizzare una gara comporta costi e responsabilità importanti. Gli organizzatori attivano servizi di sicurezza come il Soccorso Alpino, la Protezione Civile, la Croce Rossa. Allestiscono ristori, basi vita, tracciati segnalati. Ogni atleta iscritto è coperto da assicurazione, grazie al tesseramento e alle polizze stipulate appositamente per l’evento. Sono tutte spese importanti messe a bilancio !
Ma se uno di questi “furbetti” dovesse avere bisogno di aiuto? I soccorritori devono comunque intervenire, sottraendo tempo e risorse a chi ha partecipato regolarmente. È una questione di equità e di rispetto.
Ma non è tutto… alcuni hanno pure la sfrontatezza di pubblicarlo sui social, fieri dell’impresa compiuta, quasi trionfanti!
Per fortuna, questi comportamenti sono ancora piuttosto rari. Ma il rischio è che diventino una cattiva abitudine, innescando un effetto domino. Alcuni si infiltrano tra i partecipanti per allenarsi, per testare il percorso o semplicemente per vivere l’emozione della gara senza pagare. C’è chi lo fa con leggerezza, quasi inconsapevolmente, e chi invece agisce con piena coscienza, cercando di eludere i controlli e nascondendosi tra gli altri. In entrambi i casi, il gesto resta scorretto.
Il trail running si fonda su valori profondi: rispetto per sé stessi, per gli altri, per la natura, per la fatica. È una disciplina che unisce, crea legami sinceri tra persone che condividono la stessa passione, infrangendo questo patto non scritto, incrinando la fiducia di tutti.
Chi organizza una gara lo fa con passione, spesso con risorse limitate, contando sul supporto dei volontari, sulle autorizzazioni ottenute con fatica, sulla collaborazione dei territori attraversati. Chi si iscrive lo fa con impegno, investendo tempo, energia, denaro, entusiasmo. I “furbetti del pettorale” non solo non contribuiscono, ma sottraggono: sicurezza, risorse, credibilità.
Come la vedete voi questa pratica poco elegante? Quali provvedimenti deterrenti si potrebbero adottare ? Condividete la vostra opinione.







