COME AGISCE SUL NOSTRO ORGANISMO?

Per una persona appassionata della nostra disciplina, l’aspetto alimentare diventa altrettanto importante che quello legato all’allenamento stesso ed all’attrezzatura.

La benzina che mettiamo nel motore della nostra automobile infatti può fare la differenza fra una prestazione mediocre ed una eccellente, una maggior durata degli “ingranaggi” ed una migliorata manutenzione del mezzo: qual è quindi la benzina migliore che ci permette di raggiungere i migliori risultati possibili nella nostra disciplina?

Sono stati scritti e si scriveranno ancora fiumi di parole e teorie riguardanti questo argomento spesso l’una contrapposta all’altra, lasciando il lettore in un turbine di dubbi e domande che lo porteranno inevitabilmente a cercare la verità perdendo tempo prezioso e spesso anche la motivazione.

Attraverso questa serie di articoli desidero creare consapevolezza e conoscenza fornendo informazioni finalizzate ad allenare il senso critico, in maniera tale da riuscire a filtrare in maniera oggettiva le informazioni che arrivano dall’esterno.

Uno degli aspetti sicuramente più importanti da tenere in conto è il fatto che ognuno di noi reagisce in maniera differente alle relazioni tra cibo ed organismo: chiarisco, i meccanismi biologici di trasformazione degli alimenti rimangono gli stessi per ognuno di noi però il risultato finale di questa comunicazione differisce da persona a persona per via di variabili legate a molti fattori.

Uno di questi, se non forse quello più importante, è la risposta ormonale soggettiva.

COSA SONO GLI ORMONI ED A COSA SERVONO?

Gli ormoni sono trasmettitori di segnali chimici all’interno del nostro organismo: il nostro apparato endocrino infatti ne secerne differenti tipi al fine di comunicare messaggi biologici fra i diversi apparati corporei.

Un differente bilanciamento ormonale può modificare in maniera considerevole la risposta del nostro organismo nei confronti di un nutriente: una persona particolarmente stressata, con una secrezione endogena di cortisolo particolarmente elevata infatti tenderà ad utilizzare glucosio, aminoacidi ed acidi grassi in relazione al suddetto bilanciamento.

Faccio un esempio pratico per capire meglio: il cortisolo è un ormone molto potente che il nostro corpo è spinto a produrre in quantità elevate nel momento in cui percepisce un’aumentata necessità rispetto ai segnali che gli vengono comunicati dall’ambiente esterno e da differenti recettori interni.

É l’ormone antinfiammatorio più potente che il nostro corpo sia in grado di produrre: la sua funzione è quella di combattere lo stato infiammatorio dell’organismo, aumentandone temporaneamente le capacità di difesa.

Chiariamo meglio il significato della parola “stress” al fine di dare maggior definizione ad un termine utilizzato in maniera eccessivamente leggera in molti ambiti della nostra quotidianità: la definizione che meglio si presta in questo contesto riguarda “ogni tipo di stimolo, sia fisico che psicologico, in grado di modificare uno stato percepito di equilibrio e di calma“.

Per stimolo fisico intendo allenamento, recupero ed ovviamente (visto che è l’argomento di questo articolo) la componente alimentare oltre agli stimoli esterni quali temperatura, l’inquinamento, ambiente lavorativo e familiare.

Più il nostro sistema nervoso percepisce come elevato il livello di stress indotto da queste variabili, maggiore sarà la richiesta di produzione di cortisolo al fine di combattere la risposta infiammatoria e mantenere basse le probabilità di incorrere in gravi conseguenze fisiche.

Dal punto di vista alimentare un’aumentata produzione di cortisolo da parte delle ghiandole surrenali porta con sé una conseguente richiesta di aumento di glucosio (il principale carburante a rapido utilizzo presente nel nostro organismo) e di elettroliti, in particolare sodio e potassio.

Nelle persone particolarmente stressate infatti si nota un’aumentata domanda di cibi zuccherati e ricchi di carboidrati oppure di cibi particolarmente salati, necessari a compensare le superiori richieste energetiche del loro organismo.

Per questo fine il cortisolo ha anche la funzione di mobilizzare le scorte di grasso corporeo al fine di soddisfare queste necessità, in quanto è il macronutriente che possiede il maggior quantitativo di calorie.

La secrezione di cortisolo infine porta con sé un aumento di neurotrasmettitori specifici come adrenalina e noradrenalina proprio al fine di attivare quel processo di autodifesa reso necessario durante la nostra evoluzione su questo pianeta, per difendersi da pericoli immediati legati ad aggressioni di predatori o disastri ambientali improvvisi quali incendi, terremoti od alluvioni.

La caratteristica di questa risposta è correlata ad un’esplosione ormonale intensa e di breve durata, finalizzata proprio all’attivazione senso-motoria necessaria a scappare velocemente, reagire con violenza e allontanarsi il più possibile dalla zona di pericolo o dal pericolo stesso.

La caratteristica del nostro sistema nervoso di adattarsi velocemente agli stimoli esterni diventa però anche un nostro punto debole: poiché siamo in grado di sopportare stimoli stressanti di piccola intensità per periodi di tempo più prolungati, andremo di conseguenza a richiedere una quantità di cortisolo costante e quotidiana che a lungo termine produce risultati deleteri per il nostro organismo.

QUALI SONO I MESSAGGI CORPOREI CHE DOBBIAMO ASCOLTARE?

Prima ancora di ricorrere ad esami medici specifici, credo fortemente che sia necessario ricreare in noi una corretta comunicazione fra i messaggi che il nostro corpo ci rimanda ed una corretta interpretazione degli stessi.

La stimolazione costante e quotidiana del surrene produce a medio/lungo termine conseguenze quali un abbassamento del livello di testosterone, aumento della frequenza cardiaca a riposo, diminuzione della capacità del nostro sistema immunitario nel contrastare le malattie, infiammazione cronica, problemi di sonno (risvegli durante la notte ogni 90 minuti circa), diminuzione della libido, diminuita capacità di recupero dagli allenamenti, crampi muscolari e tachicardia a riposo.

Dal punto di vista alimentare generalmente si nota una maggiore richiesta (come già accennato sopra) di cibi ricchi di zuccheri o particolarmente salati anche se in alcuni individui la risposta a questo tipo di secrezione ormonale può essere differente: diminuzione dell’appetito, aumento del peso corporeo in seguito a ritenzione idrica, perdita di massa magra per via dell’utilizzo del glicogeno muscolare.

Probabilmente vi sarà capitato di interagire con persone che riferiscono un aumentato senso di appetito quando si trovano sotto stress ed altre invece che diventano inappetenti, alcune che manifestano un “gonfiore ed un ingrassamento” malgrado non mangino nulla, altre che percepiscono un aumentato senso di ansia, panico, fame d’aria e pensieri negativi e depressione.

Dal punto di vista mentale infine l’attivazione dei nostri sensi alla ricerca costante di pericoli ambientali produrrà una sensazione di “iperattenzione e negatività perenni” che rischiano di sfociare a lungo termine diverse patologie e problematiche psicologiche.

COME AGIRE PER CONTRASTARNE L’ECCESSO?

Effettuare degli esami del sangue in maniera da valutare la presenza in eccesso di questo ormone può essere utile ma in alcuni casi non è sufficiente per individuare una situazione disequilibrata, di conseguenza si possono comunque apportare delle modifiche nel proprio stile di vita limitando al massimo l’assunzione di cibi zuccherati ed eccessivamente salati in modo da togliere energia alle ghiandole surrenali.

Il sovrallenamento e la carenza di recupero sono situazioni ben presenti negli atleti di resistenza poiché gli stimoli muscolari e cardiovascolari quotidiani, stimolano fortemente la produzione di ormoni antinfiammatori per contrastare lo stato di catabolismo costante.

Un metodo semplice ma molto efficace consiste nella misurazione del proprio battito cardiaco a riposo, appena svegli al mattino quando apriamo gli occhi, prima ancora di alzarsi dal letto: un aumento del numero delle pulsazioni al minuto indica sicuramente una stimolazione eccessiva del surrene.

Un’altra strategia molto efficace consiste nel diminuire le proprie attività fisiche e mentali durante le ore serali, in quanto la stimolazione surrenale è direttamente collegata alla luce solare ed alle cosiddette “luci blu“ emesse dalle apparecchiature elettroniche quali lo schermo del telefonino o della televisione.

Molto efficace è anche l’utilizzo della meditazione, eccezionale nel contrastare una eccessiva stimolazione del sistema nervoso simpatico mentre dal punto di vista dell’integrazione alimentare si possono raggiungere ottimi risultati grazie all’utilizzo di elettroliti sciolti in acqua gassata e piante modulatrici dello stress come il ginseng, l’eleuterococco oppure la rhodiola.

L’ultima strategia da utilizzare ma non per questo la meno importante, è quella di diminuire gli stimoli stressanti dalla propria quotidianità e dove ciò non fosse possibile, modificare la propria risposta mentale agli stessi.

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