La Icebug OutRun, recita il sito Icebug, è la scarpa per il trailrunning con il focus sul comfort sulle lunghe distanze.

Su questo non sono d’accordo.

Forse in Svezia hanno fondi morbidi, ed allora correre è più piacevole, rispetto ai sentieri nostrani.

O forse hanno un concetto dei parametri ammortizzazione/protezione diversi da quanto sono diventati ultimamente nel mondo delle scarpe da trailrunning.

La Icebug Arcus rientra nei parametri attuali, ponendosi a livello di scarpe come la Hoka Mafate. Ma adesso capisco che con quel nome volevano indicare qualcosa ancora di più morbido di quello che è…

Quindi, volendo essere onesti, il focus di questa scarpa non può essere il comfort sulle lunghe distanze. E nemmeno sulle medie distanze. Nemmeno sulla brevi distanze.

Non è che questa scarpa non può coprire lunghe distanze. Questa scarpa non offre comfort.

E questo non è affatto un difetto.

La Icebug Outrun è una scarpa da corsa… “cruda”.

E in questo per me è una scarpa perfetta.

Icebug Outrun

Caratteristiche:

Peso: 305 gr (EU 42)
Drop: 7 mm
Tomaia: 100% poliestere da PET riciclato con certificazione Bluesign® e stampa sublimatica. Protezione paradita in TPU.
Soletta: Ortholite Hybrid® foderata con 100% poliestere da PET riciclato.
Intersuola: EVA Lightweight con il 20% di Bloom Foam, dotata di lamina protettiva
Suola: Gomma in mescola RB9X® con il 15% di gomma riciclata.

 

Tomaia

La tomaia della Icebug Outrun è in poliestere, rinforzata con strati di plastica , in alcuni punti ulteriormente rinforzati con cuciture, che la rendono molto robusta all’usura dal contatto con l’ambiente e all’usura dovuto alle meccaniche del movimento, che piegano/tirano/stressano il tessuto.

 

La tramatura del tessuto la rende quasi “impermeabile” allo sporco, specie al fango, che non può attaccarsi alla magliatura.

Naturalmente, proprio per queste caratteristiche,  è una tomaia particolarmente fresca, ariosa.

E’ più adatta ad un uso in ambienti freschi, freddi… svedesi, appunto.

E non è nemmeno un tessuto morbido sul piede, come certe scarpe da trail fatte con tessuti mesh di derivazione stradale, che uso anche senza calze. In questo caso indossare calze è meglio.

Il sistema di allacciatura è del tipo tradizionale, con stringhe fini, non elastiche, molto robuste, che non cedono  se bagnate.

 

La linguetta para lacci è ben imbottita, in maniera corposa. Molto tradizionale. Non è collegata alla tomaia tramite soffietti laterali, ma la struttura generale è così corposa che non permette slittamenti ad alcun chè.

Una volta ben allacciata, la Icebug Outrun veste attillata, con un avampiede largo che permette alle dita di non essere compresse dal tessuto.

Non è confortevole, non è piacevole, ma è presente in maniera rassicurante, solida.

 

A tal riguardo, il rivestimento plastico sul puntale riesce a proteggere bene le dita dei piedi: la scarpa è bassa, e non presenta una tecnologia “rocker” che alza il puntale, diminuendo la possibilità di toccare con le dita dei piedi contro qualche ostacolo.

Con la Outurn si sta attaccati a terra, il che è buono da una parte… ma si rischia!  per fortuna si è ben protetti.

Il contrafforte tallonare è strutturato con conchiglia interna flessibile, ha discrete imbottiture, ma anche qui si percepisce più solidità che comfort.

 

 

All’inizio la linguetta del collarino da quasi noia.

Lo si sente più di quanto si è abituati a sentire nelle scarpe trail moderne. Ma il tempo di farci forma, e non dà più fastidio.

Per fortuna.

All’inizio ci ho sofferto un po’, che se non fosse cambiato qualcosa, non ci avrei più corso con piacere.

Non ci avrei corso proprio!

 

Insomma, la Icebug Outrun è una scarpa che calza in maniera cruda, solida, protettiva, rassicurante.

Bel lontana da certi parametri di comfort per lunghe distanza a cui si è abituati.

 

 

Intersuola

“L’intersuola BUGforce garantisce un ottimo ritorno di energia ed offre ammortizzazione su di una vasta superficie di appoggio, una combinazione che si traduce in un morbido impatto con il suolo e un riutilizzo di energia nella fase propulsiva.”

Forse 10 anni fa.

Mettetele accanto una Asics Trabuco Max 2: non c’è storia, la Icebug Outrun al confronto è un sandalo Tarahumara, quelli fatti con il battistrada dei pneumatici da camion…

E anche qui posso dire che questo comportamento non è affatto un difetto.

Come dicevo all’inizio, la Outrun è una scarpa “cruda”, vale per la tomaia come per l’intersuola: ha una certa capacità ammortizzante, assorbe il contatto a terra, assorbe la caduta, ma non si può definire una scarpa morbida, nè tanto meno confortevole, che ti culla il piede.

A cosa assomiglia? ad una Saucony Peregrine 12

 

E’ un intersuola che per quanto non sia spessa, riesce ad essere ben protettiva.

A questo contribuisce anche il rock plate posto nella parte anteriore, quella meno spessa.

Le asperità del fondo così non turbano il piede, sono bel filtrate dalla gomma, che è abbastanza secca, ed elastica nel comportamento della struttura, non tanto della gomma in sè.

Il che aiuta il piede nella fase di spinta e di controllo, avendo sempre un contatto “diretto”, non “ammortizzato”, col fondo.

 

 

La scarpa non ha capacità di rimbalzo, ma si comporta in maniera elastica offrendo un effetto leva che asseconda il piede al momento della spinta.

 

Icebug Outrun

 

Ottima anche la capacità torsionale: la scarpa si torce in tutte le direzioni, ma non si “smonta” e non rende instabile il rapporto col piede, sempre ben saldo grazie alla tomaia corposa.

L’intersuola riesce a distendersi sul fondo, in qualsiasi situazione, assicurando sempre un ottimale contatto a terra.

Per farvi capire, è come una Saucony Peregrine 12, con una pianta di appoggio più larga, una tomaia più robusta, con più spazio all’avampiede. Ed un grip superiore.

La vedo bene anche per un utilizo in OCR, le corse ad ostacoli.

Suola

Alla capacità di controllo della scarpa contribuisce in maniera impostante la suola.

Sapete come dice il motto Icebug?

“Safe Grip, free Mind”

Grip sicuro, mente libera.

Azzeccatissimo!

I tasselli sono disegnati per i fondi più compatti, anche bagnati, molto bagnati, ma non ha la stessa sicurezza di contatto a terra della suola della Icebug Arcus quando si va ad affrontare fondi più morbidi, fangosi, ben sporchi.

La mescola RB9X® non teme le rocce bagnate, in questo caso meglio delle Arcus, avendo tasselli più ampi e meno profondi, quindi una maggior superficie di contatto a terra.

Il comportamento diretto dell’intersuola contribuisce a fornire al piede maggior controllo dell’appoggio.

Dopo 300km la suola presenta tasselli consumati nella parte anteriore: i caldi fondi sassosi dei sentieri del Monte Ferrato (pietra ferrosa, pietra marmorea, unico posto dove potevo correre durante l’estate per non trovare tafani) hanno mangiato un pò la gomma.

Confido che un uso su fondi e situazioni meno estreme, tipo single track di bosco in autunno – suo habitat –  sia meno deleterio.

Conclusione

La Icebug è una scarpa felicemente rude e cruda.

Quella scarpa che serve per “farsi le ossa”, farsi i piedi e le gambe da trail: ti rende quanto le dai, ti protegge dal fondo giusto per non farti stressare, ma il piede è consapevole, non protetto e addormentato in un cuscino confortevole.

Non è che le manchi propulsività o ammortizzazione.
Ha sensibilità, capacità torsionale, dialogo “diretto” tra piede e fondo, e un grip eccezionale, specie sul bagnato.

Per questo mi sta piacendo parecchio correrci: esco da un operazione al ginocchio, ho ripreso a correre negli ultimi mesi, con tanti tipi di scarpe da trail diversi, scoprendo l’efficacia delle piastre in carbonio e la comodità delle nuove mescole di gomma… ma quando voglio far qualcosa di costruttivo, che serve a far un passo avanti anche nella preparazione, preferisco questo tipo di scarpe, preferisco questa Icebug Outrun.

 

Icebug Outrun

Visita il sito ICEBUG

 

Icebug Arcus: una tuttofare dal grip assoluto

 

 

Visualizzazioni: 109