Il clima sta modificando profondamente l’ambiente alpino, un cambiamento che non è più relegato agli allarmi scientifici, ma è percepibile quotidianamente da chi la montagna la vive e la frequenta. Di recente, un incontro organizzato nell’ambito del progetto transfrontaliero Alcotra PrevRisk – ha messo a confronto giornalisti scientifici, amministratori e tecnici di Italia, Francia e Svizzera per fare il punto sulla crisi climatica in quota.
Jacopo Megarelli, giornalista scientifico del Climate Media Center, ha introdotto il contesto globale: l’obiettivo di limitare l’aumento della temperatura media globale a 1,5-2 gradi centigradi rispetto all’era preindustriale è sempre più urgente, soprattutto considerando che il grado e mezzo è stato superato in alcune fasi. La montagna, in questo scenario, si sta scaldando a ritmi più veloci della media.
Ghiacciai, Permafrost e Impianti: Gli Impatti Visibili
I tecnici dell’ARPA Valle d’Aosta e della Fondazione Montagna Sicura hanno presentato dati inequivocabili. La riduzione del manto nevoso in termini di durata e quantità è un dato di fatto. Ad esempio, il ghiacciaio del Rutor ha perso circa 300 metri di fronte e 18 metri di spessore in vent’anni, con una perdita di massa stimata in circa 250 milioni di kg d’acqua all’anno. I ghiacciai, risorsa idrica fondamentale, soprattutto a fine estate, si stanno ritirando.
Cruciale è il ruolo del permafrost, il terreno perennemente ghiacciato in profondità. Il suo scongelamento (misurato con l’aumento dello “strato attivo”) sta destabilizzando pareti rocciose e morene, come testimoniato dai monitoraggi sul Cervino e sul Ghiacciaio delle Grandes Jorasses. Questo aumento delle instabilità rocciose e delle frane rappresenta un rischio diretto non solo per chi pratica l’alta montagna, ma anche per le infrastrutture come rifugi e impianti di risalita, richiedendo investimenti sempre maggiori in opere di adattamento.
L’Adattamento è Già in Vetta
Le conseguenze pratiche sono già evidenti. Le vie di accesso ai rifugi sono diventate più lunghe e complesse a causa del ritiro dei ghiacciai. L’alpinismo classico è diventato “più duro” e le “finestre” temporali per le ascensioni si fanno più brevi.
Tuttavia, il pubblico della montagna si sta adattando. Molte attività si stanno spostando in periodi diversi (cambio di stagionalità), o si opta per discipline meno dipendenti dal ghiaccio, come la mountain bike, la roccia o il parapendio. La necessità di informazioni aggiornate in tempo reale sulle condizioni dei percorsi è diventata fondamentale.
La Valle d’Aosta sta rispondendo con una strategia regionale di adattamento, che include la priorità della gestione delle risorse idriche (ad esempio, tramite la costruzione di bacini per compensare la perdita della funzione di “serbatoio” di neve e ghiaccio), la gestione dei rischi naturali e una maggiore informazione ai cittadini. La montagna è un sistema complesso in evoluzione, e la consapevolezza è il primo passo per affrontarlo.
Sara Castiello (Redazione Trailrunning.it)







