Nel lancio di questa serie abbiamo detto che il percorso può anche non vedersi, purché esista davvero. Adesso bisogna entrare nel punto più delicato: se togliamo le balise, che cosa rimane?

La risposta più comoda sarebbe, rimane il GPS: troppo facile dai.

Il GPS, da solo, non è il percorso. È uno strumento, un interprete, a volte un alleato, a volte un piccolo sacerdote elettronico che parla per simboli e pretende fede cieca trasformando l’ultratrail in un dogma.

Per questo, da qui in avanti, userò Matrix (si il film con Keanu Reeves) come piccola bussola narrativa. Non per trasformare il trail in fantascienza, anche se certe partenze alle quattro del mattino già fanno abbastanza universo parallelo, ma perché il paragone funziona. In Matrix la realtà non è soltanto ciò che si vede: sotto c’è un codice. Nel trail non balisato accade qualcosa di simile. Il percorso non è più soltanto il nastro appeso al ramo, la freccia sul cartello, il volontario al bivio. Il percorso è anche una linea digitale, una traccia da leggere, interpretare e confrontare con il mondo reale: già così manderà qualcuno in paranoia…

E qui nasce la prima verità: una gara senza balise non è una gara più semplice. È una gara che sposta la complessità.

L’organizzatore non deve più soltanto chiedersi dove mettere i nastri, ma come costruire un sistema affidabile: traccia precisa, comunicazione chiara, controlli, sicurezza, assistenza, procedure di emergenza, materiale obbligatorio e regole comprensibili anche da chi al briefing finge attenzione mentre pensa a quali santi votarsi anche questa volta.

L’atleta, dall’altra parte, non può più limitarsi a dire: “Io seguo”. Deve sapere cosa sta seguendo. Deve aver caricato la traccia giusta, avere batteria sufficiente, conoscere il proprio dispositivo, controllare insomma se ciò che vede sullo schermo corrisponde a ciò che ha davanti agli occhi. Sembra banale, ma in ultra la banalità è una bestia subdola: appare semplice al km 5 e diventa teologia applicata al km 105.

Qui il GPS diventa l’Oracolo. Parla, ma come quello di Matrix bisogna saperlo interpretare. Se dice che la linea è sopra di noi può significare anche che siamo noi a trovarci sotto, letteralmente dentro una galleria, su un livello sbagliato della realtà, mentre il sentiero corretto passa sopra la nostra testa con una naturalezza crudele.

A me è successo alla Trentino Trail Extra, nella galleria ciclopedonale del Ponale, tra Riva del Garda e Limone. Il GPS indicava la direzione giusta, ma io, ormai cotto, continuavo ad andare avanti e indietro dentro la galleria, convinto che il problema fosse lui. Mia moglie (al telefono e piuttosto scocciata perché le avevo interrotto la colazione) mi diceva: “Gira a destra! Asino!”. Solo che a destra, nella mia modesta percezione del momento, non c’era un sentiero: c’era cemento armato, più una quantità piuttosto convincente di montagna del nord del Lago di Garda. La traccia era corretta, il sentiero saliva sopra la galleria, ma io ero sotto, fisicamente e forse anche spiritualmente…

Ecco perché il GPS non basta. Ti mostra il codice, ma non sempre ti spiega su quale piano di Matrix ti trovi soprattutto se ragioni con la velocità di un modem del 1998.

L’atleta moderno ora possiede strumenti potentissimi. Orologi capaci di misurare quota, distanza, battito, sogni erotici, recupero, respirazione, stress, temperatura, trend di borsa e forse anche il livello di dignità residua dopo una crisi al ristoro. Eppure, davanti a un bivio, può ancora scegliere il sentiero sbagliato con una sicurezza meravigliosa. Perché la tecnologia aiuta, ma non sostituisce la presenza mentale. E nel trail non balisato la presenza mentale non è un optional: è materiale obbligatorio, anche se nessuno ha ancora trovato la formula corretta per inserirla nel regolamento.

A questo punto qualcuno potrebbe obiettare: “Ma allora è più pericoloso”.

Dipende.

Se una gara toglie le balise senza aggiungere progetto, forse diventa più pericolosa. Se invece il format nasce per quello, se il percorso è scelto con coerenza, se la traccia è verificata sul terreno, se gli atleti sono informati, se i controlli funzionano e se l’organizzazione non usa il GPS come scusa per lavarsi le mani, allora non siamo davanti a meno sicurezza. Siamo davanti a una sicurezza diversa, meno visibile ma non per questo meno reale.

È qui che bisogna evitare l’errore più comune: confondere ciò che si vede con ciò che esiste.

La balisa si vede, quindi rassicura. La traccia GPS non si vede nel bosco, quindi inquieta. Ma anche una balisa può essere sbagliata, rimossa, girata, nascosta, caduta, interpretata male, mangiata… Quindi una traccia GPS può essere precisa, coerente e più stabile di un nastro appeso a un ramo in una notte di vento.

Ed eccoci al cuore della questione: il format GPS cambia il patto.

Nel trail classico l’organizzatore sembra dire: “Ti porto io”.

Nel trail non balisato dice: “Ti indico la linea, ma devi esserci anche tu”.

È una frase meno comoda, lo so. Non farà vendere pettorali a chi cerca un’esperienza addomesticata, lucidissima, servita calda e con segnalazione ogni trenta metri. Però dice qualcosa di importante: il trail non è soltanto spostarsi dentro un paesaggio; è saper stare dentro quel paesaggio.

Questo non significa essere campioni di orientamento. Significa avere il rispetto minimo per il format. Prepararsi prima. Aprire la traccia. Guardarla. Confrontarla con la mappa. Sapere dove sono i punti delicati. Non scoprire al via che il proprio orologio contiene ancora il giro col cane di martedì. Non delegare la propria direzione al primo concorrente davanti solo perché ha un passo sicuro: anche chi sbaglia strada può farlo e con particolare carisma…

Dal lato organizzativo, però, la richiesta è altrettanto severa. Una gara non balisata non può essere venduta con leggerezza romantica. Non basta scrivere “seguire traccia GPS” nel regolamento e poi sperare che la montagna faccia da segretaria. Serve una progettazione più profonda, perché quello che sparisce dagli alberi deve comparire altrove: nella qualità del file, nella chiarezza delle informazioni, nella sicurezza, nei tracker, nei cancelli, nei punti di controllo, nei contatti di emergenza, nella gestione dei ritiri.

La differenza tra innovazione e improvvisazione sta tutta qui.

L’innovazione costruisce un sistema.
L’improvvisazione toglie i nastri…e accende un cero al Santo del giorno.

Ed è proprio questa struttura invisibile contenuta nell’innovazione che rende il tema interessante. Perché dietro una traccia GPS fatta bene non c’è meno lavoro: c’è un lavoro diverso, meno appariscente e forse meno compreso. Il pubblico vede il nastro, non vede il file. Vede la freccia, non vede le ore passate a controllare una linea. Vede il volontario al bivio, non vede la scelta di mettere un punto di controllo venti chilometri prima perché lì il ritiro è ancora gestibile!

E qui torniamo all’Oracolo di Matrix.

Il GPS parla. La traccia parla. Il territorio parla. L’organizzazione parla attraverso le scelte che fa prima ancora della partenza. Ma l’atleta deve ascoltare tutto insieme, senza pretendere che la realtà si riduca a una freccia fluorescente corredata di fumogeno ogni volta che nasce un dubbio.

Nella prossima puntata cambierò sedia e passerò dall’altra parte del tavolo: quella dell’organizzatore. Perché togliere le balise può ridurre impatto ambientale, impegno materiale e rischio di segnalazioni rimosse, ma non elimina il lavoro. Lo sposta prima della gara: dentro la progettazione, nei controlli, nella traccia, nella sicurezza e nella gestione degli imprevisti.

Ne ho parlato con Elio Piccoli e con i collaboratori della Montana Crest, che questo format lo stanno costruendo sul campo, crinale dopo crinale, dettaglio dopo dettaglio.

La domanda, quindi, non è soltanto: “possiamo fare a meno delle fettucce?”. La domanda vera è: “quanta organizzazione serve per permettersi di farne a meno?”.

La risposta, per ora, la anticipo soltanto: parecchia!

E, come direbbe l’Architetto di Matrix se avesse organizzato una 100miles in salsa gps, “la perfezione del sistema dipende sempre dal primo atleta che al bivio… decide di seguire quello davanti”.

Alla prossima puntata, mercoledì 29 luglio!

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