La categoria 80+ non è ai confini della realtà!

Se ti piazzi alla partenza di una ultra oggi potrai vedere una scena bellissima: la forchetta si è allargata davvero! Sempre più giovani al via, e sempre più veterani; non “vecchi da compatire”, ma persone che portano nel trail una cosa rarissima: continuità! E la continuità, in uno sport di fatica, è una forma di intelligenza. Se però riduci o appiattisci il riconoscimento dei veterani più anziani, non stai solo ritoccando una classifica, stai mandando un messaggio a tutta la base. Perché il professionista passa, ma è l’amatore che resta! Un over 80 è la prova vivente che l’ultra può essere una storia lunga e non una vetrina corta.

Proprio per questo, quando cambiano le categorie e i criteri, non è mai “solo burocrazia”, è un messaggio, e i messaggi, nello sport, pesano quasi quanto il cronometro!

Negli ultimi aggiornamenti la FIDAL per il 2026, sulle ultradistanze, per i Campionati Italiani Master di ultramaratona (inclusi 50km, 100km e 24 Ore), il sistema reintroduce i Macro Master per accorpare le categorie, semplificando le classifiche ma in una direzione che a me personalmente stona. In alcuni casi, oltre ai macro-gruppi, risulta indicato un perimetro che arriva fino ai 79 anni; capisco i motivi pratici, numeri ridotti in certe fasce, una gestione più snella, premiazioni più rapide, sono ragioni reali, e ovviamente non fingo di non vederle.

Ecco un estratto del documento
CAMPIONATO ITALIANO INDIVIDUALE DI TRAIL LUNGO MASTER

1. La FIDAL indice il Campionato Italiano Individuale di Trail Lungo Master maschile e femminile valevole per quattro gruppi di età:

  • Master A (35–44 anni)
  • Master B (45–54 anni)
  • Master C (55–64 anni)
  • Master D (65–79 anni).
2. PROGRAMMA TECNICO
2.1 Uomini: percorrenza complessiva tra 42 e 80 km – prova unica per tutti i gruppi d’età.
2.2 Donne: percorrenza complessiva tra 42 e 80 km – prova unica per tutti i gruppi d’età.
3. NORME DI PARTECIPAZIONE
3.1 Possono partecipare gli atleti italiani e gli atleti stranieri che hanno acquisito la qualifica di “Italiano equiparato” dai 35 ai 79 anni.

L’effetto collaterale è pesante:

l’80+ sparisce dal racconto ufficiale proprio nelle discipline dove l’età non è solo “un limite”, spesso è una competenza.

E questo, permettimi, va contro il buon senso! E sì, secondo me anche contro l’etica dello sport che vorremmo rappresentare, perché un ultra 80 non è un problema da gestire ma un valore da capire! La penso così: un ultra 80 andrebbe premiato già solo per aver pensato di partecipare ad una ultra, non per fare il poeta, ma per il messaggio pratico e potentissimo che lancia: disciplina, prudenza, resilienza, esperienza, capacità di stare nella fatica senza trasformarla in teatro!

Un’immagine potente, che non ha nulla a che vedere con l’anziano a mani giunte dietro la schiena, fermo a contemplare il cantiere sotto casa. In un’epoca in cui si litriga per un parcheggio a 200 metri dall’ufficio postale, uno che decide di presentarsi a una 100 km o a una 24 ore (anche solo come idea, anche solo come progetto) è una lezione ambulante.

C’è una domanda attribuita spesso a Satchel Paige che qui calza a pennello: “Quanti anni avresti se non sapessi quanti anni hai?”, e c’è un pensiero che gira da tempo, attribuito a George Bernard Shaw: “non smettiamo di giocare perché invecchiamo, invecchiamo perché smettiamo di giocare”.  Sarà una frase da appendere in palestra, ma sul trail ha un significato pratico: finché hai il desiderio di metterti in cammino, stai ancora costruendo vita.

Per alleggerire un tema serio con una battuta (che poi è tragicamente vera): fare una macro-categoria 65-79 è come fare una categoria di “scarpe” e metterci dentro ciabatte, scarponi e tacchi a spillo. Poi ci stupiamo se qualcuno inciampa o decide di intraprendere un percorso di “transizione”. Togliere l’80+ dalle ultra-distanze ufficiali è un po’ come togliere il sale dalla polenta “per semplificare”.

Sì certo, semplifica eccome: ma non puoi continuare a chiamarla polenta, almeno da me veneto. Non sto chiedendo una guerra santa, né una crociata contro la FIDAL, sto solo chiedendo di guardare in faccia l’effetto comunicativo di una scelta: che cosa stiamo dicendo, come sistema sportivo, quando un 80enne non è più “previsto” proprio nelle gare che dovrebbero incarnare l’idea di sport per tutta la vita?

Quando penalizzi i veterani, colpisci anche l’amatore.

C’è anche un effetto collaterale che secondo me si vede poco, ma colpisce forte: quando restringi (o appiattisci) il riconoscimento per i veterani più anziani, non stai “sistemando una classifica”, stai dando un colpo all’amatore. Il professionista, per definizione, vive di prestazione assoluta e spesso gioca le sue carte migliori da giovane, quando il fisico è una macchina e la carriera ha una scadenza scritta in piccolo. Chi invece continua a partecipare negli anni, a tenere in vita il movimento, a riempire le griglie di partenza quando i riflettori si spengono, è l’amatore: quello che corre per senso, per rito, per comunità, e un over 80, diciamolo serenamente, non sarà mai “un pro” nel senso moderno del termine. È qualcosa di più raro: è la prova che questo sport può essere una storia lunga.

Se quella storia la rendi invisibile, non stai penalizzando solo il veterano. Stai dicendo all’amatore: “quando invecchierai, conterai meno!” e questo, in un’ultra, è un messaggio sbagliato. E qui metto sul tavolo la mia posizione con chiarezza, senza urlare. Io sono presidente US Montebaldo, consigliere nazionale e capo area trail IUTA. E proprio IUTA, che promuove e tutela l’ultra-distanza, farà l’opposto di una compressione (quella la lasciamo ai gambaletti tecnici): manterremo le categorie tradizionali ogni 5 anni, perché cinque anni, soprattutto a certe età, non sono un dettaglio statistico, sono un universo!

E se vogliamo dire Athletes First, Money Later, allora dobbiamo essere coerenti proprio quando la coerenza non porta applausi e like facili, e non è nemmeno un’idea “strana”, nel mondo Masters, la logica dei gruppi quinquennali è un riferimento: World Masters Athletics riconosce record per ciascun gruppo di età di cinque anni. E ancora più interessante: nelle regole WMA per l’ultrarunning è scritto; “non c’è… un limite di età“! perché in realtà la forchetta si sta allargando, questa è una buona notizia.

Non facciamola richiudere con una riga di regolamento. Un 80enne al via di un’ultra non è un “fuori quota”. È una bandiera. E quando una bandiera è bella, non la abbassi. La segui. Io mi definisco già un vecchio che arranca (a 54 anni) e un asino che si impunta (questo fin dalla nascita), e la cosa buffa è che questa novità, già dall’anno prossimo, potrebbe persino avvantaggiare me. Ma è proprio qui che “casca” l’asino: se una regola mi favorisce ma lancia un messaggio sbagliato, non riesco a stare zitto. Non mi dà fastidio il risultato, mi dà fastidio il concetto: nell’ultra non si invecchia “fuori dal gioco”, si invecchia “dentro al gioco“, perché lo stesso fa parte di un disegno ben più grande.

Tornando alla famosa forchetta, se questa si allarga, le regole dovrebbero allargarsi con lei, altrimenti non stiamo proteggendo lo sport, stiamo solo accorciando il suo racconto.

📄 Norme e Regolamenti 2026 – Campionati Federali FIDAL

Consulta il documento ufficiale Norme Campionati Federali 2026 per approfondire criteri, categorie Master e regolamenti ufficiali della stagione ultradistanze, trail e campionati italiani.


📥 Scarica il PDF ufficiale

*Formato PDF – Norme e regolamenti Campionati Federali 2026, Federazione Italiana di Atletica Leggera.

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