Negli ultimi anni, il trail running ha conosciuto una crescita esponenziale in Italia, coinvolgendo sempre più appassionati di natura, sport e montagna, e proprio perché questa disciplina si svolge in ambienti naturali spesso incontaminati, è fondamentale riflettere sull’impatto ambientale che può generare ogni evento, anche nei suoi aspetti meno evidenti ma ugualmente significativi. Uno di questi è rappresentato dai cosiddetti “pacchi gara”, in particolare dalle magliette ricordo distribuite a ogni partecipante.
Ricevere una maglietta personalizzata al termine di una gara è senza dubbio un gesto simbolico, un oggetto carico di valore affettivo che testimonia l’esperienza vissuta.
Bisognerebbe domandarsi quante di queste magliette vengano realmente utilizzate nel tempo e quante, invece, finiscano dimenticate in fondo a un cassetto o, peggio, dismesse rapidamente, contribuendo all’accumulo di rifiuti tessili.
La produzione di capi d’abbigliamento, infatti, comporta un notevole consumo di risorse naturali, dall’acqua all’energia, oltre a generare emissioni di gas serra e inquinamento chimico, soprattutto se i materiali utilizzati non sono ecosostenibili.
In un’ottica di maggiore consapevolezza ambientale, è lecito chiedersi se sia davvero necessario produrre una nuova maglietta per ogni manifestazione, e se esistano alternative più sostenibili che non tradiscano lo spirito celebrativo dell’evento.
Per esempio, si potrebbe immaginare un sistema che consenta all’atleta di scegliere se ricevere o meno il gadget, magari convertendo il valore della maglietta in una donazione per un progetto di tutela ambientale del territorio attraversato dalla gara. Oppure si potrebbero promuovere capi realizzati con materiali riciclati o biodegradabili, prodotti localmente per ridurre l’impronta del trasporto.
Un’altra strada interessante sarebbe quella di stimolare la creatività degli organizzatori e dei partecipanti: perché non pensare a gadget alternativi, utili e durevoli, oppure a premi simbolici legati alla cultura e alla storia del luogo? In questo modo si potrebbe rendere l’esperienza ancora più autentica, rafforzando il legame tra sportivi e territori.
Quindi invito i lettori di TrailRunning.it a partecipare a questa riflessione.
Cosa ne pensate? Avete mai rinunciato a una maglietta perché ne avevate già troppe? Quali oggetti alternativi vi piacerebbe trovare in un pacco gara?
Condividete le vostre idee, opinioni ed esperienze: insieme possiamo contribuire a rendere il nostro sport ancora più rispettoso dell’ambiente che tanto amiamo.





Personalmente apprezzo più una maglietta che una medaglia di latta che butti in fondo a un cassetto. E’ vero che chi gareggia spesso è pieno di magliette più o meno tecniche, ma i tondini con nastrino sono sicuramente meno utili e altrettanto inquinanti. Metto abitualmente il gilet della LUT, la maglietta dell’Orobie Ultra Trail, della Scarpa, dell’UTLAC, le felpe delle Porte di Pietra, della Livigno Sky Marathon: mentre ho cestinato tante medaglie tenendo magari solo il nastrino perchè più bello. Ma questa è una diatriba come quella tra Guelfi e Ghibellini.
Imbattibile comunque resta il piumino da letto di una Mezza del Castello di qualche anno fa… 😉
Si, effettivamente esistono gare nelle quali regalano dei capi di abbigliamento molto importanti che vengono riutilizzati per molti anni, ma non sono molte, il resto delle manifestazioni regala magliette economiche per restare nei costi. Per questo motivo mi piace pensare che gli atleti e subito dietro gli organizzatori, possano “rinunciare” a questo gadget, che secondo il mio punto di vista oramai è già superato concettualmente.