Sarà l’atmosfera nordica o l’aver goduto di qualche raggio di sole nei cieli gallesi o il semplice fatto di aver corso in posti diversi ma quest’avventura me la porterò sempre nel cuore.
Si.., un’avventura perché il bello di quest’esperienza è stato tutto ciò che girava attorno alla gara stessa, come il viaggio, la notte in tenda, il mangiare al sacco (ho scoperto che oggi fanno delle buste di cibo liofilizzato che se impiattate bene sarebbero da ristorante stellato) e le persone con le quali ho condiviso un weekend immerso nella natura.
Ed è proprio quest’ultima che mi ha letteralmente impressionato, dalle colline erbose che si affacciano sul mare, alle cime selvagge delle montagne dello Snowdonia National Park che, seppur in piccola parte, ho avuto la fortuna di attraversare.
Qui i monti sono molto bassi rispetto ai nostri (a malapena si arriva attorno ai 1000m) e sembrano quasi degli enormi cumuli di massi dove tracce di sentiero si smarcano tra le pietraie. Man mano che si scende di quota, i ripidi pendii diventano erbosi, i sentieri si snodano tra un laghetto e un altro su distese pratose, un saliscendi continuo dove sono stati costruiti lunghissimi recinti in pietra caratterizzati da tipiche scalette di legno per passare da una parte all’altra. Fortuna che c’erano loro (le pecore) a tenermi compagnia quando mi trovavo da solo immerso in questo bellissimo ambiente, le pecore qui sono ovunque, non importa se ti trovi vicino a qualche paesino o sperduto per qualche brughiera.
L’altra cosa immancabile è l’acqua che anche quando non ti sembra di vederla, la senti sotto i piedi (se sei fortunato) perché altre volte ti ci immergi letteralmente dato che il terreno ne è completamente impregnato.
Per il resto un’atmosfera di pace e tranquillità, quasi un’altra dimensione, dove i segni di civiltà li potevi vedere solo dopo qualche ora di corsa, in qualche piccolo paesino o qualche attraversamento di strade asfaltate.

Per me é stata la prima volta di una gara in due tappe, un’esperienza diversa, un’occasione per conoscere meglio il mio corpo ed imparare a gestire le energie dal momento che il secondo giorno sarebbe stato una bella incognita. Come c’era da aspettarsi proprio al risveglio della seconda tappa le gambe inizialmente non ne volevano sapere di mettersi in moto, questa volta per i rimanenti 50km dato che durante la prima tappa ne avevano già corsi 60.
Ma come spesso succede il corpo riesce ad adattarsi e bastano pochi km per iniziare a carburare e finalmente, una volta a regime mi sono potuto interamente assaporare il piacere della corsa e della scoperta di posti a me nuovi.
Ed è così che mi sono goduto anche la seconda tappa, metro dopo metro tra discorsi improvvisati con altri atleti o con i membri dell’organizzazione, sempre pronti a scherzare e supportare.

E’ stata proprio un’esperienza indimenticabile per le persone incontrate, per il gruppo di organizzatori che affiatati hanno trasformato un passatempo in lavoro, per la visione del trail un po’ diversa a quella a cui ero abituato, insomma un’avventura che si può riassumente in 110km di condivisione, qualche ora di discorsi in inglese (maccheronico) e tante emozioni e divertimento che solo questo sport ci riesce a regalare.









