Tra poco cominceremo a parlare dell’UTMB: Conosceremo la nuova scarpa costruita con materiali probabilmente sottratti all’Airbus, il bastoncino sviluppato dalla NASA per risparmiare quattro grammi e la membrana capace di mantenere il corpo asciutto anche attraversando la Manica a nuoto.

Scopriremo soprattutto nuovi fenomeni destinati a cambiare per sempre il trail running. Atleti che fino alla settimana precedente stabilivano record in pista, sfioravano le Olimpiadi in qualche disciplina e, nei casi più completi, vantavano probabilmente un passato nel nuoto sincronizzato. Dopo due allenamenti su sterrato saranno già indicati come il futuro della specialità. Del resto, se corri forte i cinquemila metri, cosa vuoi che siano centosettanta chilometri intorno al Monte Bianco? Una gita tra panorami incantevoli e qualche ristoro…

Tutto legittimo, ci mancherebbe! L’UTMB è anche tecnologia, aziende, campioni, pronostici e una concentrazione di carbonio sufficiente a costruire un piccolo satellite.

Prima che inizi il rumore, però, vale la pena raccontare una storia più silenziosa.

Il 24 agosto Ivan Cappellari e Anna Lia Chiti saranno al via della OCC, la prova dell’HOKA UTMB Mont-Blanc che parte in Svizzera da Orsières e arriva a Chamonix in Francia: 60 chilometri e 3.500 metri di dislivello positivo.

Non sono ex olimpionici, non hanno annunciato l’intenzione di rivoluzionare il trail e, per quanto ne sappia, nessuna parte della loro attrezzatura è stata sperimentata in orbita.

Ivan è un atleta non vedente. Anna Lia è la sua guida.

E non molto tempo fa qualcuno riteneva che lasciarli partecipare insieme a una gara potesse essere troppo pericoloso.

Il giorno in cui diventarono un problema

Accadde durante una delle tante manifestazioni definite ecomaratone. Non quella del Chianti Classico, che incontreremo tra poco e che li accolse con grande attenzione. Un’altra, che qui non serve nominare.

Non una traversata himalayana in autosufficienza e neppure un percorso per il quale occorressero conoscenze di alpinismo, sanscrito e manutenzione degli elicotteri. Una gara tecnicamente quasi semplice rispetto a quelle che Ivan e Anna avevano già affrontato.

Qualcuno incaricato di vigilare sulla manifestazione, vedendoli, sollevò dubbi sulla sicurezza della loro partecipazione. Sicuramente in buona fede: alla fine quasi tutte le esclusioni cominciano con qualcuno intenzionato a proteggerci da qualcosa.

Il problema è capire dove finisca la prudenza e dove cominci la paura di assumersi una responsabilità.

Ivan e Anna non erano due sprovveduti capitati per errore o per caso alla partenza. Correvano e si allenavano insieme, utilizzando un sistema costruito attraverso esperienza, comunicazione e fiducia. Non sono legati da una corda: Anna corre davanti, legge il terreno e comunica a voce ostacoli, direzione e cambi di fondo; Ivan la segue utilizzando anche bastoncini particolarmente sensibili.

Anna non trascina Ivan lungo i sentieri e non è il suo “angelo custode”, definizione amatissima nei racconti edificanti ma piuttosto inutile per spiegare ciò che fanno. È un’atleta e una guida.

Eppure, improvvisamente, non erano più due concorrenti. Erano diventati “un caso”.

Cominciò allora la consueta ricerca della soluzione istituzionale: richieste, interpretazioni, competenze che sembravano appartenere sempre a qualcun altro. Il grande biathlon della burocrazia italiana: passaggio della pratica e tiro al responsabile.

Nel frattempo Ivan iniziava a demoralizzarsi. E prima che uno come lui pensi di fermarsi davanti alle difficoltà ce ne vuole parecchio. Quando succede, significa che l’ostacolo non è più una radice, una discesa tecnica o cento chilometri da percorrere. È la sensazione di dover dimostrare ogni volta il proprio diritto a trovarsi alla partenza.

Io penso che uscirei letteralmente di testa, non so voi.

Una soluzione pericolosamente semplice

A un certo punto abbiamo smesso di cercare una formula straordinaria.

Come presidente di US Montebaldo ASD ho proposto a Ivan e Anna Lia di entrare nella nostra associazione come normali soci e atleti. Nessuna categoria ornamentale, nessun recinto riservato nel reparto “inclusione”.

La strategia era quasi sovversiva nella sua semplicità: farli gareggiare.

BeyondTheSightTEAMoltrelavista non è nato per trasformarli in personaggi, ma per consentire loro di partecipare alle manifestazioni senza dover ricominciare ogni volta il processo sulla loro presunta pericolosità.

Se qualcuno dubitava della loro capacità di affrontare una gara, la risposta non sarebbe arrivata da un convegno. Sarebbe arrivata dai chilometri.

E ne sono arrivati parecchi.

Dopo quell’episodio hanno affrontato l’Elba Legend Run, con oltre 26 chilometri e 1.135 metri di dislivello, e i 30 chilometri del Valdambra Trail, su un percorso tutt’altro che addomesticato.

Poi è arrivata l’Ecomaratona del Chianti Classico: 42,52 chilometri e 1.136 metri di dislivello, chiusi in 6 ore e 28 minuti. Quella sì, vale la pena nominarla: organizzatori preparati, accoglienza concreta e nessun improvviso allarme per la pubblica incolumità.

Nel 2026 hanno ricominciato dalla Penna Trail Run, completando 33 chilometri e 1.700 metri di dislivello in sette ore.

Il primo marzo hanno concluso la Terre di Siena Ultramarathon: 50 chilometri in 6 ore, 27 minuti e 37 secondi.

Il 21 marzo Ivan ha terminato i 75 chilometri del Chianti Ultra Trail by UTMB in 14 ore, 37 minuti e 35 secondi.

Il 18 e 19 aprile è arrivata la Tuscany Crossing: 103 chilometri in 20 ore, 59 minuti e 49 secondi.

Il 10 maggio hanno aggiunto i 48 chilometri della Chianti Classico Marathon Ultra Trail, chiusi in 7 ore, 32 minuti e 19 secondi sotto pioggia e fango.

Hanno continuato con Subasio Crossing, 30 chilometri e oltre 1.400 metri di dislivello, Trail Sacred Forests nelle Foreste Casentinesi e Corsa dei Giganti, 14 chilometri veloci conclusi in circa un’ora e 33 minuti. Tre gare diverse utilizzate come laboratorio: distanza, tecnica, comunicazione, velocità e gestione degli imprevisti.

Non è un palmarès. È un verbale di collaudo scritto con le scarpe.

Una successione di trail, ecomaratone e ultratrail abbastanza lunga da rendere complicato sostenere che il problema fosse la loro capacità di stare su un sentiero.

Ora Chamonix

In occasione del Chianti, UTMB World Series ha scritto ufficialmente che l’evento sosteneva atleti con disabilità, citando espressamente Ivan Cappellari, e che era in fase di sviluppo un progetto “Adaptive Italy Team” per migliorare ulteriormente l’accessibilità del circuito.

È questa la definizione corretta: niente investiture inventate e nessuna medaglia all’inclusione appuntata in anticipo. Soltanto ciò che UTMB ha comunicato ufficialmente.

Adesso Ivan Cappellari e Anna Lia Chiti compaiono tra gli iscritti alla OCC.

Giovedì 27 agosto partiranno da Orsières e affronteranno i 60 km e 3.500 m+ che conducono a Chamonix passando da Champex-Lac, Trient, il Col de Balme e il suo magnifico panorama sul massiccio del Monte Bianco, poi Tête de Balme (2.321 m), nuovo punto culminante del percorso, Vallorcine, Col des Posettes e Le Tour. Può bastare?

Non sarà la gara più lunga che abbiano corso insieme. Non sarà neppure la più difficile. Sarà però la più visibile, nel luogo che per una settimana diventa il centro mondiale del trail running.

Ed è qui che la storia si rovescia.

Un anno fa qualcuno temeva che la loro presenza in una semplice ecomaratona rappresentasse un rischio. Oggi arrivano sul palcoscenico mondiale dell’UTMB dopo aver risposto con centinaia di chilometri, senza chiedere che venisse abbassato un solo ostacolo naturale.

Non significa che UTMB abbia risolto tutto. Non occorre sostituire una burocrazia diffidente con una multinazionale da santificare. Significa semplicemente che ciò che da una parte sembrava ingestibile, altrove è stato considerato possibile e organizzato.

Ivan e Anna non chiedono uno sconto sulla fatica, sulle salite o sul regolamento. Non chiedono applausi preventivi.

Chiedono soltanto che nessuno aggiunga ostacoli artificiali a quelli che la montagna ha già messo gratuitamente.

Tra qualche settimana sapremo quali scarpe avranno vinto l’UTMB, quale nuovo fenomeno dominerà il trail nei prossimi dieci anni e quale tecnologia aerospaziale ci permetterà di risparmiare sette secondi in discesa.

Io, intanto, seguirò Ivan e Anna Lia.

Non perché dimostrino che tutto è possibile. Quella frase lasciamola ai biscotti della fortuna.

Li seguirò perché hanno dimostrato qualcosa di molto più concreto: il sentiero non aveva mai chiesto loro alcun documento aggiuntivo.

Erano gli uomini ad averlo fatto.

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