Dal Tecnologico al Minimalista, dal Fashionista al Malato Immaginario: otto specie perfettamente riconoscibili che prima o poi abbiamo incontrato tutti, o peggio ancora, siamo noi.

Il trail running viene spesso raccontato come uno sport essenziale. Un paio di scarpe, uno zaino, qualche gel e la montagna. FALSO! Dopo anni trascorsi sui sentieri abbiamo maturato il sospetto che il trail running sia in realtà un gigantesco esperimento antropologico condotto all’insaputa dei partecipanti. Basta presentarsi alla partenza di una qualsiasi gara e osservare. Nel raggio di cinquanta metri convivono individui equipaggiati per attraversare l’Himalaya, persone vestite come se dovessero partecipare a una sfilata, uomini che hanno affidato la propria esistenza a tre satelliti e un altimetro barometrico, atleti praticamente seminudi e altri che stanno raccontando al vicino di partenza l’intera propria cartella clinica. Tutti, naturalmente, sono convinti di essere perfettamente normali. Abbiamo quindi tentato una prima classificazione scientifica delle principali specie di 
Homo Trailrunnensis
presenti sui sentieri italiani. La ricerca non pretende di essere completa;  Anzi.

1.Il tecnologico: lo riconosci perché al polso non porta un orologio. Porta un centro di controllo aerospaziale.

GPS multibanda, mappe topografiche, altimetro barometrico, bussola elettronica, saturimetro, cardiofrequenzimetro, sensore di temperatura, rilevamento della potenza e probabilmente un sistema in grado di comunicare direttamente con la Stazione Spaziale Internazionale. Ha caricato la traccia GPX sul dispositivo principale, sul dispositivo di riserva, sul telefono e, per sicurezza, sul telefono della moglie rimasta a casa. Alla partenza spiega agli altri che il suo nuovo GPS ha una precisione inferiore al metro. Dopo sette chilometri arriva a un bivio. Davanti a lui ci sono quattro bandelle fluorescenti, una freccia rossa grande quanto un cartello autostradale e tre volontari che urlano:

«A DESTRA!»

Lui guarda il GPS.

«Strano… la traccia mi sembra leggermente spostata.»


Gira a sinistra; v
errà ritrovato due ore dopo mentre tenta di ricalibrare la bussola.

2. IL FASHIONISTA: Trailrunner Modaiolus Immaculatus

Per lui il trail non è basato sulla preparazione atletica, ma con l’uscita della nuova collezione primavera – estate! Ogni capo dovrà appartenere rigorosamente alla stagione in corso, con colori sono coordinati, lo zaino richiama le calze e le calze richiamano un dettaglio cromatico delle scarpe, che dovranno essere nuove nel senso di «usate solo due volte», ma Nuove, possibilmente indossate per la prima volta direttamente nel parcheggio della gara. Alle volte dimentica di rimuovere il cartellino ancora attaccato, ma potrebbe essere una precisa scelta stilistica. Al briefing osserva con una certa compassione quelli che indossano una giacca del catalogo 2024!

Poi arriva il fango: dopo il primo chilometro attraversa una pozzanghera e sul suo volto compare la stessa espressione di chi ha appena visto rigare una Ferrari nel parcheggio del supermercato!

3. IL PRUDENTE: Homo Materialis Obligatorium

Ha letto attentamente il regolamento, Non quello della gara, ma bensì quello dell’UTMB! Partecipa a un trail di 15 chilometri, 600 metri di dislivello, ristoro al quinto e al decimo chilometro Previsioni meteorologiche: cielo sereno, assenza di vento, temperatura massima 35 °C.

Nel suo zaino troviamo: due giacche impermeabili, sovrapantaloni, guanti invernali, berretto, telo termico, secondo telo termico «nel caso si rompa il primo», lampada frontale, seconda lampada frontale, batterie di ricambio, fischietto, benda elastica, kit di primo soccorso, powerbank, bussola, razioni alimentari per settantadue ore e probabilmente un piccolo dispositivo per la fusione della neve; peso complessivo dello zaino: 9,7 kg. Quando gli fai notare che il vincitore dovrebbe arrivare in poco più di un’ora risponde: «In montagna non si sa mai.» E, tecnicamente, non puoi nemmeno dargli torto, e lui questo lo sa..

4. IL MINIMALISTA: Homo Naturalis Sandalensis

È l’esatto opposto del prudente: per lui l’industria dell’abbigliamento tecnico rappresenta uno degli errori evolutivi dell’umanità, corre con sandali minimalisti che sembrano costruiti personalmente da un artigiano neolitico. Indossa esclusivamente fibre naturali: lana Merino, canapa, lino e materiali dei quali non conoscevamo l’esistenza ma che, assicura, «rispettano la biomeccanica ancestrale dell’essere umano». Possiede un rapporto spirituale con il terreno. Non corre sul sentiero, ma bensì: dialoga con il sentiero.  Mentre tu stai cercando di capire se la tua scarpa con 42 millimetri di stack e piastra in carbonio sia sufficientemente ammortizzata, lui attraversa una pietraia con due millimetri di gomma sotto il piede spiegandoti che: «Bisogna lasciare che il corpo ritrovi i suoi schemi motori naturali», Poi pesta un rovo, e per qualche secondo recupera un linguaggio decisamente più moderno.

5. IL MALATO IMMAGINARIO: Homo Pathologicus Competitivus

È una presenza fondamentale sulla linea di partenza, lo potrai incontrare mentre mancano dieci minuti allo start, Tu commetti l’errore di chiedergli: «Come stai?» È finita… negli ultimi quindici giorni ha avuto una contrattura al soleo, un fastidio al piriforme, una sospetta infiammazione del tibiale, problemi gastrointestinali e «una sensazione strana al ginocchio che non riesco bene a spiegare». Inoltre non si è allenato MAI: «Guarda, oggi parto proprio tranquillo. Se riesco ad arrivare al traguardo sono contento.» Parte, Dopo quattrocento metri ti supera a 3’55″/km. Al ventesimo chilometro è quindicesimo assoluto! Tu arriverai un’ora e mezza dopo, lui sarà già cambiato e ti dirà: «Alla fine non è andata malissimo, considerando come stavo!»

6. IL CANCELLIERE: Homo Cutoffensis Anxius

Non corre contro gli altri, non corre nemmeno contro sé stesso, Corre contro il cancello orario. Tre settimane prima della gara ha scaricato il road book e costruito un foglio Excel con distanza, dislivello, velocità media, velocità corretta in salita, tempo previsto ai ristori e margine residuo sul cancello. Conosce gli orari di chiusura meglio del direttore di gara. All’ottavo chilometro incontra un concorrente e non gli chiede: «Come va?» , gli chiede: «Sai quanto margine abbiamo sul prossimo cancello?» La risposta sbagliata può provocargli tachicardia. Al ristoro con 47 minuti di anticipo, potrebbe tranquillamente sedersi, mangiare qualcosa e ripartire con calma, invece riempie mezza borraccia e fugge urlando: «NON POSSIAMO PERDERE TEMPO!» Il cancello successivo si trova a ventidue chilometri e chiuderà tra cinque ore! Non importa, per il Cancelliere il cutoff non è un orario, È uno stato mentale!

7. IL LOCAL LEGEND: Homo Stravensis Segmentorum

Non gli interessa particolarmente vincere la gara, esistono obiettivi molto più importanti: I segmenti! Prima della partenza ha già studiato su Strava ogni metro del percorso. Sa dove iniziano i segmenti, dove finiscono, chi detiene il KOM e soprattutto quanti passaggi servono per diventare Local Legend. Può correre tranquillamente per quattro ore a ritmo turistico, poi improvvisamente, senza alcuna spiegazione apparente, parte come Jakob Ingebrigtsen. Tu pensi: «Sta attaccando»; No, è  semplicemente iniziato il segmento! Trecento metri dopo rallenta e ricomincia a mangiare una barretta! Al traguardo non guarda la classifica, apre Strava! Attende il caricamento dell’attività fissando lo smartphone con la tensione di un tecnico della NASA durante un allunaggio. Poi finalmente compare la notifica…🏆 Local Legend! La gara può anche averla conclusa 184°, Ma adesso quel tratto di mulattiera dietro il cimitero comunale è suo!

8. L’INFLUENCER Homo Socialis Content Creator

Il suo equipaggiamento potrebbe tranquillamente appartenere a una troupe del National Geographic, smartphone di ultima generazione, action cam, mini treppiede, microfono wireless, stabilizzatore, batterie, powerbank e, nelle manifestazioni che lo consentono, piccolo drone. La gara rappresenta soltanto una componente secondaria dell’attività principale: produrre contenuti:

  • Ore 7:12, story dal parcheggio. «Ragazzi, siamo arrivati!»
  • Ore 7:43, reel sulla preparazione dello zaino
  • Ore 7:58, selfie sulla linea di partenza
  • Ore 8:02, Video dello start, ore 8:37, «Guardate ragazzi che panorama incredibile!»
  • Ore 9:14, tutorial improvvisato sull’utilizzo dei bastoncini,
  • Ore 10:06, diretta Instagram dal ristoro.

A metà gara arriva una ferrata, una persona normale utilizza entrambe le mani per assicurarsi, l’Influencer no! Una mano sul cavo; una sul telefono: «ragazzi, guardate dove siamo! Esperienza pazzesca!». Dietro di lui ventisette concorrenti aspettano pazientemente che finisca la story. A fine gara pubblicherà un reel intitolato: «Quando corri per sentirti libero.» Ha trascorso sei ore guardando uno schermo da 6,7 pollici.

E tu, a quale specie appartieni? 

Naturalmente questa classificazione non ha alcuna pretesa scientifica, o forse sì, perché, se frequentate il trail running da abbastanza tempo, probabilmente durante la lettura avete pensato almeno una volta: «Questo lo conosco.» Se non vi è successo, esiste una seconda possibilità, statisticamente più preoccupante: quello descritto eravate voi. E prima di sentirvi al sicuro ricordate una cosa: nessuna di queste categorie è esclusiva. La natura ha infatti prodotto forme ibride estremamente evolute. Esiste il Tecnologico-Fashionista, che possiede un GPS da 900 euro perfettamente coordinato alle scarpe. Il Prudente-Influencer, che trasporta nove chili di materiale obbligatorio e altri quattro di attrezzatura video. E perfino il rarissimo Minimalista-Local Legend, che rifiuta la tecnologia moderna ma registra religiosamente ogni uscita su Strava.

Ma siamo certi che la fauna dei sentieri sia molto più vasta. Per questo chiediamo ai lettori di TrailRunning.it di contribuire alla ricerca. Quale categoria manca?

Raccontateci nei commenti il personaggio più assurdo, maniacale, incomprensibile o semplicemente irresistibile che avete incontrato durante una gara. Dategli anche un nome, le migliori categorie potrebbero entrare nella seconda puntata dell’Antropologia del Trail Runner. Naturalmente mantenendo l’anonimato. Perché sui sentieri siamo tutti amici, E soprattutto perché domenica prossima potremmo ritrovarceli davanti alla partenza. 

Visualizzazioni: 2.740