Mi capita spesso di incappare in questi personaggi un pò fuori degli schemi classici dei campioni di specialità, e rispecchia molto un pò il mio modo di essere e di interpretare il trail running in questa direzione, cioè staccarsi completamente dalla realtà sociale alla quale siamo abituati.

Dag Aabye, nacque a Sigdal in Norvegia nel 1941, quando era ancora sotto il regime nazista, successivamente si trasferì in Argentina per poi stabilirsi stabilmente in Canada a Vernon British Columbia. 

Vive a bordo di un scuola bus dismesso adattato alle sue necessità, e con una piccola pensione come reddito. Si allena quotidianamente, non ha nessun tipo di connessione internet e nemmeno elettricità, cura i sentieri e li ripulisce dalla vegetazione, che utilizza come palestra

Lava  i suoi indumenti nei ruscelli, periodicamente scende a Vernon coi mezzi pubblici per fare la spesa, cucina i suoi pasti direttamente sul fuoco, non bada molto al valore dei soldi ed ovviamente neanche a dirlo vive in completa solitudine.

Ha un passato da maestro di sci e da stuntman come comparsa, le prime maratone incomincia a correrle dopo i 50 anni, partecipa al suo prima ultra trail all’età di 62 anni, e non una gara qualunque ma la Canadian Death Race , gara estrema dove anche i più esperti, vengono messi a dura prova e non sempre riescono a concluderla.

 

Tale personaggio è stato scoperto da un giornalista, Brett Popplewell che gli ha dedicato un libro intitolato “outsider” , di cui racconta di quanto non sia stato facile trovarlo per via del suo estremo isolamento.

 

Nelle gare più estreme, per le capacità medie di qualsiasi atleta, si adatta perfettamente alle difficoltà tecniche del percorso, grazie ad un approccio filosofico dettato dal suo stile di vita riproducendolo in gara. Il tutto assume una dimensione mistica per noi umani, mentre per lui è quotidianità. Oramai, visto l’incombere degli anni non partecipa più a questo tipo di gare, ma non rinuncia al suo stile di vita.

Un personaggio a mio avviso affascinante, che apre a riflessioni sulle nostre vite abbastanza standardizzate, rinchiusi nella nostra zone comfort, dove ogni minimo cambiamento ci mette in profonda crisi.

Dag Aabye come altri del suo genere, ci fanno comprendere che le nostre esistenze potrebbero essere condotte in modo assolutamente più semplice, senza la dipendenze tecnologiche, dove la nostra natura di sapiens necessita solamente di semplicità e di contesti naturali.

Invito a tutti di approfondire le sua conoscenza e magari prendere anche qualche spunto, soprattutto quando l’incombere degli anni ci metterà in difficoltà, dando per scontato che la vecchiaia sia quella vista nei ricoveri degli anziani, oppure nella solitudine delle nostre città!

Ricordatevi che abbiamo in mano la nostra vita, quindi investite in tempo oggi, perchè non conosciamo il termine del nostro tempo, ma sicuramente conosciamo ciò che potrebbe essere la sua qualità!

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