La The North Face Altamesa 500 v2 è un evoluzione che fondamentalmente non altera il “concetto” di questo modello, pur subendo numerosi cambiamenti in tutti i suoi reparti, con un design anche più sofisticato, che la ffa sembrare non più una “scarpetta” per sentieri facili, ma una vera e propria scarpa performante per ultra distanze.

La serie Altamesa non è dotata della tecnologia della piastra che caratterizza la serie Vectiv, ma non è da sottovalutare come scarpa funzionale per un certo tipo di utilizzo ed utilizzatore.

Personalmente, tra la The North Face Altamesa 500 v2 e la Vectiv Enduris 4, scarpe pensate per lunghe distanze, preferisco usare la Altamesa.

Sicuramente, nella gestione dell’efficienza del passo, la Vectiv Enduris 4 ti da qualcosa in più, ma per ottenere questo qualcosa in più, serve un fondo che permette alla tecnologia di funzionare: fondo consistente, regolare, poco dislivello.

E qui da me, basse montagne dell’appennino, tanto dislivello e fondo sassoso,  è giusto quando vado a correre sull’argine del fiume, che trovo quelle condizioni.

La differenza la fa invece una scarpa che nonostante certi volumi abbondanti, riesce a farti sentire sempre in controllo, perché si adatta meglio al fondo.

La The North Face Altamesa 500 v2 questa differenza la può fare.

The North Face Altamesa 500 v2

Caratteristiche:

Peso: 280gr
Differenziale: 6mm, altezza al tallone 44mm
Intersuola in gomma Dream, TPU infuso con nitrogeno
Suola : Surface CTR; con tasselli da 4mm
Tomaia
Livello Ammortizzazione
Tipo di ammortizzazione
Tipo di utilizzo

Scarpe della stessa categoria:

Icebug Jarv, Asics Trabuco Max 5, Brooks Caldera 8, Kailas Fuga 300, Atom Terramax, Merrell Trail Adapt, Salomon Ultra Glide 4, New Balance Hierro v9

TOMAIA

La tomaia della The North Face Altamesa 500 v2 è stata completamente rivista, con un struttura a due livelli, con un calzino interno che integra la linguetta paralacci, caratterizzata da un imbottitura solida e poco estesa nella parte centrale e sul collo del piede, punti dove più si può avvertire la pressione dei lacci, e con una palpebra tagliata in modo da stendersi sul collo del piede seguendone la forma, anche durante i movimenti.

Una linguetta che di solito si vede nelle scarpa da performance per sky race, e non su una “work horse”!

 

Il guscio eterno della tomaia è fatto con quello che sembra e si percepisce al tatto come un filato di Nylon, plasticoso, con tramatura differenziata secondo quelle che sono le zone più sollecitate dai movimenti meccanici ed usuranti, e le zone dove serve più capacità di areazione.

 

Nonostante questa struttura a due strati, la scarpa veste leggera sul piede, in maniera solida ma non soffocante.

A questo contribuiscono anche le stringhe in tessuto che fanno parte del sistema di allacciatura, che sono collegata lla base della tomaia, e funzionano come dei veri e propri tiranti.

 

Il puntale protettivo è molto esteso e svolge ottimamente il suo lavoro.

 

La zona dell’avampiede è raccolta ma sagomata in modo da non comprimere le dita, come invece mi succede con la Vectiv Enduris 4, più affusolata.

Il contrafforte tallonare è tradizionale, con conchiglia strutturare flessibile e collarino imbottito senza eccessi, in maniera discreta, e rivestito in tessuto piacevole al tatto.

 

Ci si sente bene dentro la Altamesa 500 v2, si ha la sensazione di stare sempre ben saldi, con una pianta di appoggio che , grazie alla importante sagomatura dei bordi della soletta interna, fornisce una calzata molto stabile.

 

INTERSUOLA

L’intersuola della The North Face Altamesa 500 v2 è molto spessa: 44mm di gomma al tallone, 35mm sotto l’avampiede, la rendono una scarpa super protettiva: il piede è ben staccato da terra, l’intersuola assorbe ogni asperità.

E la gomma DREAM assorbe molto bene anche la fase di caduta: si percepisce che la gomma si comprime sotto il peso, e si percepisce benissimo anche la fase energica delle decompressione.

 

In questo, la Altamesa 500 v2 ha un comportamento molto differente dalla The North Face Enduris v 3, che ha un momento molto dolce quando va ad impattare a terra, si percepisce assorbire la caduta, ma si ha meso sensazione di rebound, ed anzi si sente la scarpa accompagnare il piede nelle distensione.

 

Con la Altamesa 500 v2 c’è molta più vita, specie se si inizia ad andare veloci: con questa scarpa ho raggiunto anche i 3e20 al km, proprio grazie al fatto che quando acceleri  l’intersuola, dal momento in cui impatti a terra di tallone, ti da un rebound che ti invoglia a spingere.

Naturalmente per tenere alto il ritmo a lungo, devi averne, di gamba…

Se invece si va lenti, si gode della fase di ammortizzazione, si percepisce una fase intermedia solida, con la base di appoggio mediale che fornisce proprio un “pilastro” che sorregge il piede, per poi proseguire in una fase di spinta che è leggera, piacevole.

La sua struttura priva di piastra le rende più duttile nel comportamento: la piastra è una tecnologia che necessita appunto di un certo tipo di passo, un certo tipo di appoggio iniziale, per poter funzionare.

Ma quando le salite sono irregolari, le discese poco calpestabili, la piastra serve a poco, mentre una intersuola come quella della Altamesa 500v2 , pur con i suoi limiti derivanti dalla sua massa, riese comunque ad adattarsi meglio.

E, a suo modo, riesce pure ad essere agile: se avete seguito il mio video sulla differenza di comportamento tra due scarpe dello stesso peso (Topo Terraventure 6 Vs Kailas Fuga EX300), ma con volumi diversi, cosa che rende la più voluminosa più difficile da alzare, difronte ad un certo tipo di ostacolo – ecco che la The North Face Altamesa 500 v2 riesce ad avere un comportamento più vicino a quella della meno gommata, vuoi per la sua leggerezza, vuoi per il modo in cui si comporta la gomma, meno spugnosa.

In salita permette di spingere bene di avampiede, anche quando la pendenza non permette la corsa ma l'”arrampicata”, dove si comporta bene anche in fase di camminata spinta con pieno appoggio.

In discesa ti permette un passo controllato, e rende il passo frenato di tallone poco affaticante. Andando d’ avampiede, non si hanno problemi di scivolamenti dentro la scarpa, e la pianta larga permette un appoggio confortevole e poco faticoso.

Nelle discese più tecniche, bene procedere con passo saltellato e appoggio mediale, si riesce a essere non veloci, ma svelti,con meno possibilità di scivolamento.

La The North Face Altamesa 500 v2 ti permette di tenere in maniera piacevole una corsa molto lenta, ma anche di stare nel momento di corsa svelta in cui ti senti leggero quasi sorvolare sul fondo.

 

SUOLA

La suola della The North Face Altamesa 500 v2 è stata rivista, rispetto a quella della versione precedente, che presentava tasselli molto semplice, da scarpa gravel molto scorrevole anche su asfalto.

 

Questa suola presenta tasselli più profondi e più aggressivi che la rendono ben più adatta al trail puro, ed un uso comunque piacevole anche su asfalto, rendendo questa scarpa molto più versatile rispetto al modello precedente, e così un alternativa molto valida alla Vectiv Enduris, per chi cerca una scarpa da ultra trail – perfetta per il Tuscany o il Chianti, percorsi simili – che possa affrontare anche situazioni invernali.

 

CONCLUSIONI SULLA THE NORTH FACE ALTAMESA 500 v2

Questa Altamesa 500 v2 mi ha sorpreso parecchio: mi era piaciuta anche la prima versione, ma sicuramente aveva i suoi limiti per un uso propriamente trail, considerando le caratteristiche dei sentieri nostrani.

Pochi ma azzeccati cambiamenti la rendono una scarpa a 360°, al top della categoria della MAXI da ultra trail.

 


 

THE NORTH FACE VECTIV ENDURIS 4

The North Face Higher Run

The North Face OffTrail TR

THE NORTH FACE Summit Run Race Day 8L Gilet

 

 

Visualizzazioni: 156