Questa non è la solita palla di articolo con vincitori, record e dichiarazioni fotocopia. In ogni caso, il posto migliore per leggerla è probabilmente il water: garantisce concentrazione, silenzio (e una via di fuga coerente con alcuni contenuti)…

Ben Dhiman ha vinto la UTMB in 18 ore, 16 minuti e 29 secondi: 174 chilometri e 9.700 metri di dislivello. Chassagne e Olson hanno chiuso sotto le diciannove ore, separati da 46 secondi (quarantasei): io impiego più tempo per rispondere a WhatsApp. Intanto Blandine L’Hirondel ha vinto in 21:54:49, prima donna sotto le ventidue ore…follia? Io la chiamo ottimizzazione: questi atleti amministrano una multinazionale biologica nella quale persino fare pipì richiede strategia. Pannolino o catetere da astronauta? Forse anche la vescica deve qualificarsi attraverso l’UTMB Index.

Ed è qui che parte il confronto con il mio passato. Nel 2018 la UTMB la feci anch’io, in poco meno di 32 ore, arrivando 169º. Per mesi fui un eroe nel paesello e anche mia moglie, onestamente, sembrò guardarmi come tale: il pettorale continuò a produrre effetti persino dopo essere stato tolto… d’altra parte, una UTMB coinvolge moglie, figli, amici e cani alle basi vita. Il mio Toby, infatti, non mi faceva più le feste e una volta pisciò sul mio zaino. I cani non parlano, ma sanno recensire.

Oggi, con il mio tempo, sembrerei fermato a Courmayeur per fare la spesa. Prossimamente, nei Vet60, potrò vincere soltanto nelle categorie con figli, senza figli oppure con almeno sei figli e moglie che urla: «Dove sei?». Insomma, alla Fantozzi, ma con i bastoncini in carbonio.

Il problema, per il mio ego, è che la trasformazione riguarda anche chi decide dove sia il centro del mondo. Le federazioni proteggono la parola “mondiale”, ma poi i migliori si presentano invece a Chamonix e campioni accolti altrove con la banda finiscono nel reparto demolizioni. Ufficialmente è la finale delle World Series; sostanzialmente, il mondiale dell’ultratrail. Nessuna federazione ha avuto l’idea per prima. Fatevene una ragione.

Detto questo, facciamo suonare il campanile italiano, altrimenti parlo soltanto dei francesi (che mi stanno già un po’ antipatici). Persino il profilattico, ai miei tempi, era il “guanto francese”: anche lì haute couture, che cafonata!

Gli italiani, peraltro, qualche motivo per suonare le campane ce l’hanno, Cristian Minoggio ha vinto la CCC, Francesco Puppi è settimo alla OCC con cinque minuti di penalità e Davide Rivero ha tagliato la TDS da terzo, salvo retrocedere al sesto posto per un cambio di zaino: podio perso nel reparto accessori, ça va sans dire. Sempre alla TDS, Lisa Borzani è 26ª assoluta e 7ª donna; Marco Magistro è terzo Junior alla YCC.

Sulla PTL non esiste classifica: 300 chilometri e 25.000 metri positivi. Se chiedete chi ha vinto, avete sbagliato festa. Sulla regina 100M Riccardo Pianesi è il primo italiano, 42º, mentre Nicol Guidolin è 321ª assoluta e 55ª donna. Andreas Reiterer era uscito terzo da Courmayeur e poi si è ritirato… Ops. Scarso non è: è solo cambiato il sistema solare.

Se Reiterer fa impressione, Pau Capell rende ancora meglio l’idea. Il vincitore del 2019, mio mito durante il Covid con Breaking 20, ha concluso 77º in 24:09:33. Non è diventato lento; è la normalità, davanti, a essere diventata mostruosamente veloce. E infatti restano macerie illustri.

A questo punto si parla di record, perché Dhiman ha firmato il tempo più veloce mai visto. Tuttavia, in altri sport servono condizioni confrontabili, mentre nel trail cambiano percorso, dislivello, fondo e meteo. Nulla contro l’impresa, sia chiaro, ma le edizioni sono parenti, non gemelle.

Fin qui abbiamo guardato davanti, ma la contraddizione parte dalle retrovie, se guardiamo qualche numero. Nel 2026 sono arrivate 29.000 domande, quasi 10.400 per la regina: prima bisogna essere estratti, poi si conquista il diritto di pagare. Eppure il pettorale non garantisce Chamonix.

Alla TDS sono partiti in 1.290 e sono arrivati in 715: 575 ritirati, il 44,6%. Le donne hanno concluso nel 63% dei casi, gli uomini nel 54,5%: nemmeno a dirlo. Inoltre, 436 abbandoni sono avvenuti fra i chilometri 51 e 92, con Beaufort capolinea di 151 sogni. La scala di Beaufort è una misura empirica della forza del vento basata sugli effetti visibili sulla superficie del mare e sulla terraferma: direi che questa volta c’era una bella tempesta. Riepilogando: quasi uno su due, niente medaglia finisher.

Ed è qui che l’aritmetica diventa ancora più interessante. Il pettorale UTMB costa 479 euro più l’8%: 517,32 euro. Poi bisogna aggiungere contributo carbonio, viaggio, pernottamento e fotografie, perché mica vorrai che siano comprese. La medaglia lo sarebbe, ma non è garantita: ritirandoti al chilometro 90 sei già quasi a sei euro di sola iscrizione per chilometro!

Ora scusatemi la digressione, ma non è soltanto una marchetta al Panoramic Trail: siamo sempre meno organizzatori a includere, per esempio, le foto nel costo dell’iscrizione. Noi continuiamo con questa filosofia bizzarra: scarsa propensione al capitalismo, oppure non abbiamo ancora trovato il pulsante per fatturarle a parte.

Chiusa la parentesi, torniamo a Chamonix. C’è chi parte dalla Nuova Caledonia spendendo quanto Briatore sullo yacht. Solo che Briatore ha champagne, ballerine e nessun Col Ferret: questo è il colmo. Il concorrente paga per soffrire attorno a «questa fottuta montagna che non finisce più».

E qui compare il paradosso ambientale: sulla stessa riga troviamo il contributo carbonio e l’atleta che vola dall’altro capo del mondo per girare a piedi attorno a una montagna. Ne vale la pena? Ventinovemila domande dicono di sì; ciò nonostante, la calcolatrice — e forse il pianeta — sembrano meno convinti.

Eppure è il dilettante a rendere possibile lo spettacolo. Il “tapascione”, e cioè, come recita persino Google, il corridore amatoriale che pratica la corsa senza ambizioni di vittoria o tabelle esasperate. E meno male! Magari vede Dhiman soltanto alla partenza, come una cometa, ma paga il cielo nel quale passa: questo è sicuro.

Categoria di spesa per la partecipazione? Biglietto del viaggio aereo: “Concorde”. Insomma, per una settimana Chamonix diventa il Salone del Mobile dell’ultratrail: più scarpe da trail infangate, ma meno divani e sofà. Dal 2021, “non a caso”, The IRONMAN Group è socio di minoranza di UTMB Group. Quando il più grande operatore mondiale di sport di massa entra, il romanticismo non scompare: semplicemente gli stampano un codice a barre sopra…

Una volta compreso il sistema, persino i dettagli cambiano significato. Alla TDS dell’anno scorso mi servirono una Coca-Cola così concentrata che, prima di berla, feci il segno della croce: poteva battezzare una parrocchia e causare qualsiasi disturbo della personalità. Per completezza, mi ritirai anch’io, perché solo una delle mie personalità voleva continuare…

Tutto il resto è spettacolo, sponsor e denaro. Insomma, business: tutti lo criticano finché non finanzia il loro progetto. La UTMB seleziona i clienti e vende il privilegio di soffrire; noi piccoli organizzatori, invece, raccattiamo iscritti con buoni sconto come alla Lidl.

Rallegriamoci perché, ciò nonostante, il tapascione può ancora schierarsi con questi extraterrestri. Non competere, sia chiaro: solo partire. È come entrare in Formula 1 con la Panda.

E allora io osservo, studio e arrivo a una conclusione serissima: Catherine e Michel Poletti, gli inventori di questo sistema solare parallelo, mi stanno simpaticamente sulle palle. Non perché abbiano costruito un business, ma perché hanno avuto un’idea geniale prima di me e costringono noi piccoli organizzatori a ragionare nel “loro” sistema planetario.

È invidia quasi sportiva. Direi da fisica quantistica.

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