Esperienze…

Una gara di 250km nel deserto Giordano in autosufficienza. Uno dei deserti più belli e affascinanti di sempre.
Kida la donna giapponese che mi ha più colpito in questa avventura.

Wadi Rum, una parola che riempie la bocca.
Wadi Rum: il nome di uno dei deserti più belli del globo a 60 km ad est di Aqaba.
La vallata più vasta della Giordania, anche detta Valle della Luna, divenuta famosa per merito dell’ufficiale Lawrence d’Arabia che la descrisse come un deserto “vasto echeggiante e simile ad una divinità”.

Wadi Rum. Mentre pronuncio e scrivo questa parola ho ancora le immagini stampate nei miei ricordi come inchiostro indelebile in un libro.

Sarà impossibile dimenticare i profondi canyon, le dune di sabbia rosse, bianche, gialle, i suoi archi rocciosi, le immense pietre in arenaria modellate “a fungo”, plasmate in una poesia di forme e colori che solo una divinità può aver generato. Correndo in quel deserto ho rivisto tutti i deserti percorsi in questi anni, come se un Dio avesse preso pezzi di puzzle da diverse scatole e li avesse fusi insieme.


Si ritrova la sabbia fine del Sahara, le vaste distese della Namibia, alcune rocce del deserto dell’Atacama (Cile), i canyon dell’Oman… Una delle gare più belle in assoluto. Per non parlare della strepitosa Petra, la città rosa, un luogo magico a cui si accede tramite una stretta gola chiamata Al Siq. Entrarvi di corsa come ultima tappa di gara è stata una sensazione incredibile.

Una gara, anzi un viaggio/gara, che desideravo tanto e che preparavo da sei mesi. Bella impegnativa direi ma la cosa più strana è che non ho faticato più di tanto e che incredibilmente non avevo un dolore muscolare.

E’ pazzesco come il nostro corpo possa adattarsi a situazione che sembrano invivibili… Sicuramente una delle cose migliori che potessi fare è arrivare il giorno della gara riposata, senza troppi km estenuanti nelle gambe, errore, a parere mio, che si compie spesso.

                                           

Ma, tempi e competizione a parte, una cosa bella di queste gare, è la sensazione che si ha quando ci si rende conto che tutto quello che serve per vivere una settimana è sulle nostre spalle. Ci si sente forti e invincibili… poi ci si guarda intorno e si vedono spazi immensi ed infiniti e si torna al proprio posto: esseri umani piccoli piccoli che contano poco o nulla in quel luogo.

A differenza delle gare no stop qui si ha tempo di conoscere e socializzare con le persone provenienti da 30/40 paesi differenti. Persone, culture che si incontrano e si mischiano in un’unica avventura.

Nella mia tenda avevo alcuni giapponesi, ma Kida, una donna minuta di circa 60 anni, era la cosa più dolce e potente che c’era: con il suo zainone, il suo kimono in seta delicata, sopra il kimono il suo bel pettorale: il numero 71. Il suo modo aggraziato di porsi con gli altri aveva la delicatezza del profumo del gelsomino.

L’ho amata da subito. Dolce, con un timido sorriso, Kida arrivava dopo ore e ore di cammino, sotto 45 gradi, e con il suo fare spirituale che solo gli asiatici posseggono, si sedeva, guardava l’orizzonte, un lieve sorriso “Giocondesco” le dipingeva la bocca e lì, seduta sul duro delle stuoie, sotto una tenda che ci regalava un po’ di ombra lei meditava, pensava.

Io mi chiedevo come facesse a stare li, immobile, con addosso il kimono con un caldo da forno, dopo aver percorso ore e ore di cammino sotto il sole.

Chissà a cosa pensava, chissà se aveva qualcosa a cui pensare o se invece ammirava solo il panorama lasciando liberi i pensieri…

Dopo circa un quarto d’ora iniziava a cambiarsi, a sistemare le sue cose con lentezza e devozione verso tutto. Faceva cose normali come tirare fuori il cibo, i vestiti di ricambio, gli integratori… Ma lo faceva con una grazia tale che sembrava un rituale più che una normale azione.

Ho conosciuto tante cose della loro cultura, delle loro usanze e abitudini. Sindy e i suoi amici mi hanno cercato di spiegare come in Giappone il nome non di una persona non è solo uno… cercavano di spiegarmi che io mi chiamo Katia (e fin qui ok) ma che ognuno di loro si era fatto un’idea di me diversa e il nome che mi associavano poteva essere diverso e scritto in modi differenti.

Ridevano guardando la mia faccia incredula, il mio essere occidentale che non capiva un concetto che per loro era così scontato e banale.

E’ bello condividere pezzi di vita in quei momenti “estremi”. Il baratto ritorna a essere una cosa normale: ci si scambia oggetti per comunicare pace, per aiutare qualcuno in difficoltà, nella tenda si crea una energia davvero particolare. Ricordo che un irlandese aveva bisogno di un elastico, io ne avevo qualcuno in più e gliel’ho dato, in cambio mi ha regalato un liofilizzato, una colazione.

Non era una questione del valore in se degli oggetti scambiati era un discorso di importanza nell’avere qualcosa piuttosto che qualcos’altro. Non è più solo una gara, una competizione, ma è un ritrovare se stessi e tornare a godere del tempo, godere del silenzio, godere di due chiacchiere intorno a un fuoco senza essere interrotti da suonerie, di godere della natura.

 

Ecco, è la natura che riprende a dettare il tempo e tu ti ci trovi li, e cavolo come si sta bene, come ci si sente in totale equilibrio con il mondo!

Tutto così appare più facile, anche i rapporti, le comunicazioni chiarite con i gesti, la condivisione di gioie e dolori. Si vive un cammino (si potrebbe aggiungere “di vita”), una corsa che ha una durata di una settimana fa frullare nella testa tanti pensieri, sia saggi che stupidi allo stesso tempo. Una cosa è però certa: è come fare un “reset” nella propria mente, una sorta di refreshing dove si capisce quali siano davvero le cose importanti: gli affetti, i nostri cari, l’acqua, il cibo.

Ci si sente più leggeri e purificati al ritorno a casa e si guarda e si vive tutto sotto un’altra ottica, quella del “qui e ora” e non quella del “voglio avere”. Non capisco come alcune persone riescano a fare a meno di tutto questo, di correre, di vivere queste esperienze, di sentirsi incredibilmente vivi. Vi lascio alle immagini, l’articolo lo concludono loro.

Buone corse

Katia

PS: DITECELO VI PREGO!
se avete domande dubbi menate o semplicemente volete che si approfondisca un argomento scriveteci!

    

 

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