Lo ammetto, mi sono sbagliato, sottovalutando lo zaino Grivel Mountain Runner Evo 20.

Dico sottovalutato, in verità l’avevo proprio snobbato.

E se alla fine ho chiesto di poterlo provare, è stato più per una mia volontà di essere completo e preciso nel completare un articolo sugli zaini da lunghissime distanze, più che per la mia curiosità.

Visto da lontano, mi sembrava un poì una copia delle prime serie di zaini Ultimate Direction, nell’impostazione generale.

Sapete una cosa? E’ anche meglio.

Ma è anche migliorabile.

E mi riferisco a quelle taschine sotto i portaborracce: l’unica cosa che la mia fantasia e la mia esperienza mi portano a metterci dentro sono delle pile stilo e qualche pastiglia effervescente di ricarica energetica. Si potrebbe fare di più, magari ampliarle per poterci mettere dentro una lampada frontale. Non che manchi lo spazio dove metterne, ma io ce la vedrei bene li…

STRUTTURA

Lo zaino Grivel Mountain Runner EVO 20 ha una struttura a gilet regolabile con lo schienale e gli spallacci costituiti da un tessuto mesh solido, non elastico, molto resistente

VESTIBILITA’

Lo zaino Grivel Mountain Runner Evo 20 è uno zaino che per capacità di carico e funzionalità di esercizio è molto adatto ad affrontare gare ultra trail che possono impegnare per diversi giorni. Come anche un uscita di una sola giornata.

E’ leggero  – solo 438gr – ed è anche dotato di stringhe di compressione che permettono di portare questo zaino anche con un carico leggero, poco voluminoso.


Ci sono tre punti dove si possono regolare le stringhe, uno posteriore e due sugli spallacci, la cui posizione è veramente ben studiata, ne facilita l’uso senza lasciare lacci penzolanti che potrebbero dare fastidio. Ben fatto!

Una delle caratteristiche fondamentali di questo zaino è la possibilità di adattarlo alla propria specifica corporatura grazie al fatto che gli spallacci sono dotati di attacchi regolabili, tramite velcro, sia sulla parte superiore che ai fianchetti.

Oltre alla proprie caratteristiche fisiche, questo può tornare utile anche in relazione al carico portato. Ci vuol un po di studio e qualche uscita, bella lunga, per capire quale sia l’impostazione migliore.

SPALLACCI

Gli spallacci di questo Grivel Mountain Runner Evo 20 sono tra i pochi ancora capaci di portare le tradizionali borracce rigide.
Ed eventualmente quelle termiche, cosa da non poco, se si pensa ad un utilizzo in gare in ambienti polari o desertici.

Le stringhe di regolazione pettorali possono essere spostati lungo il bordo degli spallacci su un “binario” in materiale plastico che conferisce anche una bella solidità allo spallaccio, che non si deforma quando lo zaino è a pieno carico, contribuendo cos’ a migliorare confort e capacità di scarico del carico sul corpo, che viene ben distribuita.

Lo zaino è così molto stabile, in ogni situazione.

PORTA BORRACCE

Questo portaborracce sono dotati, sulla superficie esterna, di taschine in tessuto mesh leggermente comprimibile: buone per stiparci dentro barrette ( qui assomigliano un po al Raidlight Olmo)

Sopra i portaborracce sono stati ricavati altri due tasche fatte con tessuto espandibile: anche qui ci si può infilare gel o barrette, ma mi ci son trovato meglio a metterci le mie lampade frontali Black Diamond.

FIANCHETTI

Notevole la capacità di carico dei fianchetti, dotati di vere tasche sagomate con chiusura a zip che sono anche “rivestite” da delle palpebre in tessuto mesh, che si chiudono col velcro sulle tasche interne, che creano così ulteriore spazio dove infilare – così la vedo io – roba morbida tipo guanti, cappelli, bandane, roba leggera e che non fa contrasto col contenuto delle tasche interne, in modo da non creare zone di pressione fastidiose sui fianchi.

SACCA

Ora, se gli spallacci sono abbastanza tradizionali, ben diverso è il discorso della sacca posteriore.

Quando ho preso il Grivel Mountain Runner Evo 20 e ho iniziato a esplorarlo per capire com’è fatto, ho aperto la zip superiore, vicina allo schienale, aspettandomi di trovare i ganci per appendervi la riserva idrica… e niente, non c’erano. Eppure l’uscita della cannuccia è proprio li accanto… e così ho aperto il velcro e infilato il dito nel buchino, aspettandomi di vederlo apparire nel vano zippato aperto… e niente, non appariva il mio dito… E ora? ho aperto l’altra zip, e niente…

Mah, come, dove? mi sono sentito un idiota.

Poi, l’ho vista, la zip laterale alla tasca esterna… Era li. e si vede bene… è solo che negli schemi mentali a cui sono abituato, non mi aspettavo di trovare la zip in quel posto!!!

Il vano idrico di solito sta contro lo schienale, e ti aspetti un apertura vicino allo schienale. E invece no. E questo sistema va a creare un vano che oltre o invece della riserva idrica può contenere altro, e permettere di caricarlo bene.

L’altra zip perimetrale crea un ulteriore contro vano, alla fine i due si dividono la sacca e permettono di dividere il contenuto per funzionalità o altri parametri preferiti dall’utente.

E poi c’è una altra zip superiore, che apre ad un vano molto ampio e profondo, io ci ho infilato la giacca antipioggia, per esempio.

E poi c’è la tasca marsupio esterna in tessuto mash elastico.

Insomma, in questo Grivel Mountain Runner Evo 20 c’è modo di organizzare il proprio carico tenendo le diverse categorie ben separate, cosa che mentalmente aiuta parecchio nella gestione a lungo termine.

About the Author: GIANLUCA GAGGIOLI

Free Trailer – tester materiali tecnici per il trailrunning