Il periodo estivo è quello delle grandi imprese e distanze, il calendario è super fitto, possiamo trovare chilometraggi differenti, nei più svariati contesti naturali e difficoltà tecniche, dove si metterà a frutto tutta la preparazione maturata durante l’autunno dell’anno precedente fino all’estate in corso.

La preparazione di un ultra trailer è molto complessa e dovrebbe tenere in considerazione molti fattori; meteorologici, ambientali, equipaggiamento, alimentari, psicologici, di orientamento ed infine atletici, non è assolutamente facile dipanarsi fra tutte queste materie, chi ne omettesse solo una o peggio ancora puntasse solamente ed esclusivamente alla preparazione atletica, non farebbe solamente un errore concettuale ma soprattutto di sicurezza.

Un vero trailer coscienzioso non solo dovrà impiegare la propria esperienza, ma soprattutto la propria capacità adattiva, dovrebbe essere anche in grado di tirarsi fuori da situazioni potenzialmente pericolose.

Leggendo sui social nomi di atleti di alto livello scontrarsi con problematiche fisiche, delusioni e ripartenze e nuovamente fallimenti di vario tipo, questo mi fa riflettere molto, perché tutto ciò accade sprattutto negli ultra trail.

Ad oggi le ultra distanze sono indissolubilmente associate al trail running, addirittura si pensa che sotto certi chilometraggi non si possa considerarsi tale, ma fortunatamente non è proprio così.

Ovviamente questo dato che vi sto esponendo è riferito agli atleti che mirano al successo della gara e quindi esponendosi di più rispetto ad un atleta delle retrovie. A questo punto mi chiedo quale sia la distanza che possa permettere la partecipazione alla manifestazione senza conseguenze sia fisiche che psicologiche, per un trailer evoluto e di alto livello agonistico.

Sempre leggendo post o commenti sui social, noto che molti finisher hanno delle medie di percorrenza di livello escursionistico che si abbattono ancor di più proporzionalmente all’aumento della distanza e del dislivello .

Non solo, altri fattori di valutazione sono i tempi di recupero fisiologico rispetto alla frequenza di partecipazione, che spesso non danno molta tregua al complesso sistema osteo articolare di ogni singolo atleta a prescindere dal livello.

Su questi pochi ma essenziali elementi, mi chiedo che senso abbia mettersi in gioco su distanze molto importanti che superano non solo le proprie possibilità fisiche e psicologiche, ma in alcuni casi anche quelle di salute.

Per esempio la deprivazione del sonno, che come noto e come molti avranno già sperimentato, crea delle situazioni di poca lucidità mentale, fenomeno studiato anche da alcuni psicologi del settore, con conseguenze potenzialmente pericolose per gli atleti.

Sono provocatorio, me ne rendo conto, ma il senso del trai running è quello di correre, soprattutto per quelli che hanno aspirazioni agonistiche. Riscontrare un’andatura media paragonabile ad un’escursione, perché il chilometraggio è importante, sembra una scampagnata o un trekking veloce, invece che una competizione di trail, il confine mi sembra molto sottile.

Ho anche raccolto impressioni di alcuni atleti: “i cancelli orari dovrebbero essere calcolati per poter permettere il transito solo a quelli che veramente corrono e riescano a tenere una media da poterla considerare corsa”. E già perché nel trail si camminerà anche molto, ma lo scopo dovrebbe essere quello di coprire certe distanze correndo e non passeggiando.

Altro elemento di riflessione sarebbe quello che le lunghissime siano destinate agli atleti più lenti, perché nelle gare più corte e veloci non riuscirebbero ad ottenere gli stessi risultati nelle ultra, non è una contradizione, ma semplicemente un approccio ed un esecuzione differente.

Forse si dovrebbe incominciare a riflettere su questi aspetti, cercando di trovare una formula agonistica che permetta di sviluppare la corsa, cercando di ridurre al minimo l’eccessiva usura in termini di salute sia fisica che mentale.

Quale sarebbe il vero limite per non provocare allontanamenti dovuti a questi problemi?

Il trail running è una disciplina splendida,  ma lo è anche il nostro fisico di cui bisogna averne rispetto. Spingersi oltre è molto sfidante, ma c’è veramente una soglia oltre la quale intervengo altri fattori che potrebbero fermavi per lungo tempo se non addirittura per sempre.

Con questo non voglio sminuire il fascino, ma solo farvi riflettere.

Buon trail a tutti!

About the Author: ANDREA FERGOLA

Responsabile portale trailrunning.it Istruttore Trailrunning - Tecnico FIDAL