Sarà in Italia per il prossimo Cro Trail, ex modello internazionale e da oltre dieci anni protagonista indiscusso del trailrunning, in particolare delle corse estreme.

I trailrunners più attenti avranno già intuito di chi stiamo parlando.

Michele Graglia ha nelle gambe un palmares di oltre 25 ultra, un traguardo sotto le 24 ore al Leadville 100 in Colorado (2013), una vittoria all’Ultra Milano-Sanremo, un 2°posto assoluto nell’altamente competitivo Angeles Crest 100 in California (2014), una vittoria sulle Alpi al Cro-Trail in Francia / Italia (2015), un’altra vittoria nelle regioni settentrionali ghiacciate del Circolo polare artico canadese allo Yukon Arctic Ultra (2016) con temperature che scendono a -40 gradi, fino alla più recente vittoria alla Badwater135 del 2018, la “ultramaratona più dura del mondo” che si corre attraverso la Death Valley (California ) con temperature che arrivano fino a 130 gradi.
Michele Graglia

La nostra Redazione ha avuto l’onore di potergli porre qualche domanda, in attesa di vederlo in corsa durante il Cro Trail 2022.

  • CRO WILD TRAIL 2022 taglierà il traguardo vicino alla tua Taggia, che effetto fa correre fino alla propria terra natale dopo aver macinato chilometri in giro per il mondo? 

Ho sempre un forte legame con la mia Terra d’origine e potermi riconnettere con la sua meravigliosa Natura e ogni volta un grande regalo.

  • Tu il CRO TRAIL l’hai già corso e vinto nel 2015 quando si arrivava a Mentone, che ricordi hai di questa gara?

Il mio CRO 2015 racchiude uno dei ricordi di gare più speciali. Il motivo è forse dato dal fatto che io su quelle montagne ci sono letteralmente cresciuto (passando tutti gli inverni a sciare tra Limone e il Tenda) e forse anche che il CRO sia di fatto una gara storica e una delle primissime ad avermi affascinato e avvicinato all’UltraTrail.

  • Puoi dirci come ti prepari a una gara del calibro del CRO considerando anche l’aspetto Wild quindi in autosufficienza alimentare?

La preparazione ad una gara così impegnativa dovrebbe essere focalizzata su dislivelli altimetrici importanti, così da abituare le gambe ai sentieri ripidi e tecnici del CRO, oltre ovviamente a creare una grande base di Fondo. Questo comporta lunghe giornate su sentieri di montagna che oltre ad essere un’opportunità di allenamento diventano anche ottima pratica per provare le proprie strategie di nutrizione e di idratazione in totale autosufficienza.

  • Il trail running mette a dura prova respiro e forza fisica, ma quanto “pesano” invece la testa e i pensieri quando si sta soli a correre per ore immersi nella natura? 

Credo che la gestione della propria mente sia il punto fondamentale dell’ultra-running. Personalmente pratico meditazione proprio per arrivare a trascendere sia le limitazioni Fisiche ma anche e forse soprattutto le limitazioni, o blocchi, della mente. E’ un semplice esercizio che aiuta a filtrare I pensieri, per sviluppare un ambiente psicologico distaccato, rilassato e incontaminato dalle influenze esterne. Perché trovo che siano sempre e solo quelle a distrarci dal nostro obiettivo e molto spesso a farci perdere coraggio.

Michele Graglia

  • L’edizione CRO WILD TRAIL 2022 è interamente plastic free ed ecosostenibile cosa ne pensi di questa scelta? 

E’ una scelta che condivido e che apprezzo molto. Penso sia ora che tutte le gare prendessero coscienza dell’impatto ambientale che creiamo per il nostro semplice divertimento. E’ un gesto di rispetto verso l’ambiente che ci ospita e che per qualche ora diventa il nostro Parco giochi.

  • Nelle gambe hai chilometri e chilometri corsi in luoghi carichi di storia, natura e fascino: c’è un posto che ti è rimasto maggiormente impresso? 

Uno dei momenti più speciali in assoluto è l’alba nel deserto del Gobi, in Mongolia. Ho un ricordo straordinario di un’alba di fuoco mentre attraverso un gruppo di cammelli. Semplice. Forte. Irripetibile.
(Il nostro Dino Bonelli l’ha anche immortalato nell’immagine in allegato).
Michele Graglia

  • C’è invece un luogo dove non hai mai corso e che ti piacerebbe assolutamente raggiungere? 

Il Nepal e il Polo Sud. Dopo aver esplorato tanto, ora sono molto attratto da quel tipo di estremo. L’Himalaya e l’Antartide.

  • Della tua storia affascina molto il coraggio di saper cambiare direzione e la corsa, soprattutto se in natura, un po’ rappresenta il percorso della nostra esistenza. Vuoi raccontarci in che momento ti trovi adesso? 

La mia presa di coscienza e il mio cambiamento iniziarono circa 12 anni fa’, quindi inevitabilmente e’ cambiato davvero molto da allora. Io come persona e come atleta ma anche la mia direzione di vita e’ chiaramente maturata. Sicuramente grazie a tutte le esperienze vissute in questi ultimi 10 anni di “rincorsa” a quel grande sogno nato in un appartamento di NYC e che ora non solo ho raggiunto ma addirittura superato. E’ ora un nuovo tempo di sognare quello che sarà, … anche se un’idea c’è già sulla mia direzione. Forte e chiara.

 

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